Venticinque ma non li dimostra

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Venticinque ma non li dimostra

Messaggioda nikita » 28 marzo 2016, 6:33

Venticinque anni fa la Moldova proclamò la sua indipendenza. Ne seguì un conflitto etnico sanguinoso con conseguente smembramento del paese che, ancora oggi, a distanza di venticinque anni, non si intravede la fine. L'economia subì un tracollo terribile con un impoverimento di fatto del paese per il passaggio da una economia centralizzata ad una di mercato. Furbi e approfittatori si spartirono le poche attività produttive mentre la gran parte della popolazione si ritrovò dall'oggi al domani senza un soldo per il passaggio truffaldino dal rublo al leu. La popolazione passò traumaticamente dal "necessario sicuro" di stampo sovietico, al "superfluo per pochi" dell' economia di mercato, molti non capirono o non seppero approfittare della "splendida occasione" che la storia riservava loro e rimasero senza niente, nemmeno con il "necessario sicuro".
Maneggioni senza scrupoli negli anni di transizione, di confusione, di mancanza di leggi chiare che seguì la proclamazione d'indipendenza, hanno assaltato la diligenza e si sono impossessati del bottino arraffando a più non posso quello che c'era di buono, svendendo di fatto tutte le attività produttive intascando mazzette astronomiche, creando così una genia di oligarchi che ancor oggi strangola l'economia del paese. A tutti gli altri, alla gran parte della popolazione, non restava altro che emigrare, lasciare i propri figli, mariti, mogli, per cercar fortuna all'estero, trasformando la società moldava in un esercito di sbandati senza patria.
In questi venticinque anni i moldavi hanno visto alla guida del loro paese una folta schiera di politici di varia provenienza, furbacchioni dalla doppia cittadinanza che aveva ed ha come solo obiettivo coltivare i propri affari fregandosene del popolo sovrano, gentaglia di basso conio avvezzi più alle bevute nelle saune e a intascare mazzette che occuparsi dei problemi reali della gente: è la prova tangibile che i partiti e le sigle non contano, contano gli uomini.
I moldavi dei villaggi, milioni di cittadini, andavano di corpo nelle baracche con i sovietici e lo fanno ancora oggi, bevono acqua infetta dei pozzi, non hanno i denari per comprare le medicine e sopravvivono abbandonati da tutti con una pensione da fame. Come dar torto a quei poveri vecchi nostalgici della Moldova sovietica, quando il pane costava 16 copechi, d'estate andavano in gita Koblivo a fare il bagno ed a fine mese avanzava qualche rublo da mettere in banca per il proprio funerale? Quei poveri vecchi che oggi votano un ricordo e non un partito.
L'unica novità di questi venticinque anni è stata l'allestimento di una vetrina sfavillante di luci nella capitale, luci abbaglianti per nascondere l'oscurità e la miseria della povera gente, un luna park dove pochi ostentano ricchezze da nababbi sputando in faccia a milioni di loro connazionali costretti ai lavori più umilianti all'estero per sfamare la prole rimasta in patria. Magistrati, politici strappati al lavoro nei campi, medici, oscuri impiegati statali, poliziotti, corrotti di ogni risma si sono arricchiti sfruttando le rimesse dei migranti concedendo come favori ciò che per loro era un dovere. La valuta che arriva nel paese guadagnata con lacrime e sangue è per tutti la vacca da mungere, la gallina dalle uova d'oro, un fiume di denaro che si dipana in mille rivoli che vanno a confluire nelle piscine dei ricchi protetti da alte mura per tenere lontani la gente armata di forconi.
Cos'è cambiato in questi venticinque anni in Moldova? Basta allontanarsi pochi chilometri dalla capitale per avere la risposta.
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