Vasile Papusoi e il muro di Manuc Bey

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Vasile Papusoi e il muro di Manuc Bey

Messaggioda nikita » 26 luglio 2014, 5:51

La famiglia Papusoi viveva a Hincesti da tempo immemorabile e, come tutte le famiglie moldave che si rispettano, aveva una piccola casa con la staccionata in legno, coltivava un piccolo orto per i bisogni della famiglia, allevava qualche gallina, ingrassava il maiale e, cosa da non trascurare, non mancava di brindare alle feste comandate. Una famiglia normale insomma.
Fino a che, un bel giorno, il capo famiglia Vasile Papusoi, si accorse della profonda crisi economica che attraversava il paese e decise, non prima di averne discusso a lungo con tutti i componenti della famiglia, di far intraprendere al suo primogenito Ionel, il doloroso viaggio della speranza. Decisero, insomma, di far partire Ionel verso l’Italia in cerca di fortuna. Quella fortuna che aveva ormai abbandonato la Moldova e di conseguenza, la famiglia Papusoi. Ionel partì tra le lacrime di tutti e, dopo pochi mesi di duro lavoro, incominciò ad inviare denaro per soddisfare i bisogni della famiglia.
Vasile, uomo probo e di larghe vedute, decise di utilizzare il denaro che Ionel inviava regolarmente, per un progetto che gli frullava nella testa da tempo. Un suo vecchio sogno: costruire una casa nuova, anzi, una vera e propria dimora in stile moldavo. Pensò di smantellare la vecchia casa per costruirci sopra una bella ed accogliente casa per tutta la famiglia.
Detto fatto. Aspettò ancora qualche mese per avere il denaro sufficiente per iniziare l’impresa e, da uomo deciso quale era, cominciò i lavori della nuova casa.
In pochi giorni Vasile trasferì tutta la famiglia nella casa del fratello che abitava poco più in là e chiamò una ditta di demolizioni per abbattere la vecchia casa.
Vasile versò qualche lacrima nel vedere la “casa parinteasca” che si disfaceva sotto i propri occhi, ma niente di più. Il pensiero che presto avrebbe avuto una bella casa in cui trascorrere gli anni della vecchiaia, lo rendeva felice.
L’impresa costruttrice, demolita la vecchia casa, si apprestò a scavare le fondamenta per quella nuova, fino a che, un giorno, definirlo infausto è poco, la scavatrice si arrestò di botto, perché i suoi denti metallici trovarono “qualcosa”. La pala meccanica, nell’affondare nella morbida terra, trovò un ostacolo inatteso. Tutti sentirono un rumore sinistro: i suoi denti incontrarono “qualcosa”. Un “Aaaalt” allarmato risuonò per tutto il cantiere, i lavori si fermarono, tutti accorsero per vedere cos’era successo. Arrivò un operaio con una pala che prese a scavare di buona lena. Dopo una buona mezz’ora, l’operaio intento a lavorar di pala, pronunciò la frase che avrebbe sconvolto per sempre la vita di Vasile Papusoi. Anche oggi, a distanza di anni, al solo pensarci, al nostro Vasile gli si gela il sangue nelle vene:
- È un vecchio muro, credo sia un muro della villa di Manuc Bey All’apparenza sembra una frase buttata lì a caso, ma segnò per sempre la vita di Vasile Papusoi!
Dovete sapere che a Hincesti esisteva già un vecchio maniero costruito dagli eredi di un certo Manuc Bey, satrapo turco governatore di quella regione alcuni secoli addietro. Si favoleggiava da sempre sull’esistenza da qualche parte della città di una favolosa residenza del Bey turco sepolta da qualche terremoto o incendio avvenuto qualche secolo prima.
La notizia, come accade sempre in questi casi, fece il giro della città in un baleno, tutti accorsero nell’orto di Vasile. Arrivarono inevitabilmente anche i funzionari della “primarie” (Municipio) i quali intimarono al povero Vasile di sospendere i lavori.
Immediatamente telefonarono al responsabile di Chisinau che a sua volte promise di mandare al più presto degli esperti per esaminare il reperto in questione. Il nostro povero Vasile era veramente frastornato, non sapeva che pensare, ma intuiva che quella cosa sarebbe stata fonte di disgrazie per lui e la sua famiglia.
Si sa come vanno queste cose, passarono giorni, mesi. I lavori si fermarono, le autorità preposte si dilungarono in chiacchiere senza arrivare a nessuna decisione, quel pezzo di muro era sempre lì, nel mezzo del giardino di Vasile. Potete immaginare le telefonate che seguirono tra Vasile e l’ignaro Ionel in Italia:
- Come vanno i lavori padre?
- I lavori sono fermi figliolo.
- Come mai? Cosa succede?.
- Hanno trovato un muro di Manuc Bey.
- Chi è Manuc Bey? La vecchia casa non era nostra? - chiedeva ancor di più frastornato Ionel.
Ionel, come si evince da questa conversazione telefonica, non aveva frequentato con profitto la scuola e non sapeva di questo Bey! Insomma, com’è facile immaginare, passarono degli anni dal quell’infausto giorno. I rimpalli di competenze, la mancanza di fondi per effettuare scavi, la trascuratezza degli organi ministeriali, portarono ad una situazione di stallo.
La famiglia Papusoi, ospite in casa del fratello di Vasile, anche se si era detto solo per qualche mese, viveva ormai da anni in spazi ristretti in aperto conflitto con i padroni di casa.
Vasile si rifiutava cocciutamente di rinunciare al suo sogno e di prendere atto della situazione, sperava di poter riprendere i lavori, di essere in grado finalmente di coronare il suo sogno, quello di avere una casa nuova. Nel corso degli anni aveva fatto diverse manifestazioni eclatanti, aveva scritto al Presidente, si era persino incatenato davanti al Parlamento, non aveva ottenuto nessun risultato. Quel muro era sempre lì, nel bel mezzo del suo orto.
Ionel aveva smesso di mandare soldi, si era sposato ed utilizzava i suoi guadagni per comprare casa in Italia.
Il povero Vasile, sempre più depresso e deluso, aveva preso a bere e a frequentare i bar della zona, raccontava a tutti, dopo qualche bicchiere di vino, dei guai che gli aveva procurato Manuc Bey, di come questo turco aveva pensato bene di costruire il suo harem proprio sotto il suo orto.
Vasile ingaggiò una vera e propria guerra personale contro il Bey defunto. Non perdeva occasione per mandarlo al diavolo. Questo maledetto turco, ormai morto da secoli, era stato capace di mandare in rovina la sua famiglia.
Le autorità di Chisinau misero un cartello turistico sopra quel rudere con su scritto:
“Vestigia appartenente alla dimora di Manuc Bey, vissuto …”.
Vasile di nascosto mise un suo cartello dall’altra parte del muro:
“Manuc Bey, morto e sepolto da secoli, abitava in questa dimora. La famiglia Papusoi, tutti vivi e vegeti, proprietari della casa, non sa dove andare a dormire la sera.”
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