Un italiano nel paese delle meraviglie

Moderatore: Nikita

Un italiano nel paese delle meraviglie

Messaggioda nikita » 28 febbraio 2013, 5:30

Qualche giorno fa decisi di uscire di casa per una passeggiata. Amo passeggiare per i viali alberati di Chisinau anche quando i marciappiedi sono ricoperti da quel leggero strato di ghiaccio con il serio pericolo di fratturarti il malleolo. Più che passeggiare a Chisinau d'inverno si pattina, la città si trasforma in un grande circo sul ghiaccio, si può volteggiare sui marciappiedi disegnando coreografie bellissime. Non occorre nessuna attrezzatura particolare, basta un paio di scarpe con la suola di pelle.
Dopo aver lasciato la porta del mio appartamento semplicemente accostata, come tutti sanno nel paese delle dolci colline non ruba nessuno, chiamai l'ascensore che arrivò silenziosamente al piano. Subito avvertii quella fresca fragranza di lavanda tipico degli ascensori moldavi. L'ascensore del mio condomio risale all'epoca sovietica ma funziona benissimo e non ricordo un giorno che sia stato in riparazione.
Scesi nell'androne lindo e luminoso del mio condominio dove trovai Ludmila:
- Buon giorno Sig. Nikita! Mi permette? - Ludmila è la signora delle pulizie, mi aspettava con un bouquet di fiorellni di campo - Stamane mi sono svegliata presto e ho pensato di far un piccolo presente a tutti i condomini – proseguì con un largo sorriso sulle labbra.
- Ma signora non doveva...ogni mattina questi omaggi floreali...grazie...è molto gentile.
- Li prenda, per me è un piacere! - ribattè la dolce Ludmila, faceva le pulizie nel condominio per passare il tempo, in realtà non ne aveva bisogno, la sua pensione le permetteva una vita più che agiata. Salutai Ludmila con un lungo abbraccio e mi avviai verso Bd. Moscova per prendere la rutiera.
Faceva freddo ma l'aria era tersa e pulita, appena uscito avvertii la solita atmosfera di festa e di gioia tipica dei quartieri della capitale. Sul marciappiede ricoperto di ghiaccio mi soffermai ad ascoltare gli uccelli che cinguettavano sugli alberi e gli scoiattoli che si rincorrevano festosi fra i rami dei sicomori. La gente fischiettava allegramente nel passarmi accanto, tutti mi salutarono con un caloroso “Buna ziua”. Il bello della Moldova è che ogni giorno si festeggia qualcosa: compleanni, onomastici, cumatrie. Una festa continua!
Anche le venditrici di cianfrusaglie infagottate nelle loro pellicce di ermellino canadese mi salutarono allegramente da dietro le loro bancarelle improvvisate:
- Heilà Nikita! Buongiorno! Come va la vita?
- Heilà signore! Buongiorno! Tutto bene e voi?
- Non potrebbe andar meglio caro Nikita! Siamo qui da stamattina presto al freddo per vendere qualche giornale e qualche paio di calzini ma non ci lamentiamo, prendiamo la vita così come viene, il freddo non ci spaventa, a casa ci annoiamo – mi risposero in coro le piccole imprenditrici.
Qualcuna di loro, sapendo che sono italiano, mi canticchia qualche melodia famosa del bel paese. Io per contracambiare intono “Hai noroc si la multi ani!”, ci ritroviamo così tutti a cantare allegramente nel mezzo della strada mentre il vento freddo che spirava da nord arrossava le nostre guance. La gente pattinava felice fermandosi ad ammirare quel quadretto di vita spensierata.
Salutai le signore e dopo pochi minuti d'attesa arrivò la rutiera numero 110. Salii e pagai la corsa. Mi girai barcollando in mezzo alla calca di passeggeri, eravamo pigiati come in una scatola di sardine. Tre ragazzi, non appena mi videro con il mio passo malfermo, si alzarono di scatto per cedermi il posto:
- Prego signore, si accomodi – mi offrivano il loro posto a sedere dopo aver pagato la cifra considerevole di tre lei.
Optai per il posto più vicino e mi sedetti. Gli altri due ragazzi si sedettero delusi lanciandomi occhiate indispettite, ci tenevano ad offrirmi il loro posto a sedere. Che posso fare, ho un solo deretano, mi dispiace! Comunque è sempre bello vedere queste “gare” di solidarietà sulle rutiere moldave.
Il viaggio procedette tranquillo e confortevole, è proverbiale la prudenza degli autisti dei mini bus nel traffico cittadino. A memoria d'uomo nessuno ricorda un incidente stradale di quei minibus adibiti a trasporto passeggeri. Pochi minuti ed eravamo in centro città. Scesi all'altezza di str. Berlusconi- Bodoni e mi avviai verso Sun City, il centro nevralgico della metropoli moldava.
Decisi di far una visita al “Club italiano del borsh”, un club di amici italiani fondato da CarloP. per gli amanti della buona cucina moldava. I gusti degli italiani residenti sono cambiati negli ultimi anni, molti “spaghettari” nostrani hanno abbandonato il classico piatto di pasta per convertirsi alle gustose zuppette moldave. Negli incontri conviviali fra italiani non si parla più della solita “spaghettata fra amici” ma della variante autoctona... “zuppetta di mezzanotte”. Non più il classico “spaghetti aglio, olio e peperoncino” ma una scodella di sbobba.
Nel club trovai Gaetano con il cappello da chef che rimestava in un grande pentolone:
- Ciao Nikita, sto preparando un borsh di una cinquantina di litri, ne vuoi un po'?
Non rifiuto mai un bel piatto di borsh alle 11.00 di mattina! Ci accomodammo e ci gustammo insieme la colazione di metà mattina. Macchè cappuccino alla “Creme de la creme”! Vuoi mettere un bel piatto di borsh! Alle 11.00 di mattina poi! Una delizia!
In estate CarloP organizza “La sagra del borsh” al Moldexpo di Chisinau con degustazione di vini, l'anno scorso hanno partecipato circa duecento italiani confluiti in quei giorni di Agosto da tutte le parti del paese. La sagra è ormai diventata un appuntamento culturale da non perdere dell'estate chisinauviana, l'anno scorso sono arrivati anche due aerei charter partiti dall'Italia.
Lasciai Gaetano alle prese con il suo borsh e mi avviai verso str. Pircalab. Avevo promesso all'amico Dorinel di dare una mano nel mio tempo libero. Dorinel Plamadeala è un pensionato moldavo di settant'anni che una decina di anni fa pensò, con uno slancio di generosità davvero encomiabile, di allestire una mensa per sfamare in qualche modo gli italiani che mendicavano agli angoli delle strade. Putroppo a Chisinau c'erano centinaia di nostri connazionali che vivevano in condizioni miserevoli: ex imprenditori falliti, truffatori di ogni risma, ex galeotti. Italiani ridotti sul lastrico senza il becco di un quattrino i quali vivevano di espedienti contando sulla carità dei moldavi. In Moldova, per arginare questo tragico fenomeno, stavano nascendo diverse ONG per occuparsi appunto dei clochard italiani, “boschetari” nella lingua di Eminescu. Il governo moldavo stanzia ogni anno milioni di lei per combattere l'avvilente fenomeno.
Il nostro Dorinel, da quel buontempone che era, pensò di chiamare il punto di ristoro di str. Pircalab: “La creme de la creme”. A lui sembrò un nome meno triste piuttosto che la solita “Mensa della carità e provvidenza”.
Entrai nel locale adibito a mensa dove mi aspettava l'amico Plamadeala:
- Ciao Nikita, dai una mano a tagliare la cipolla...oggi siamo in pochi...siamo già in titardo sulla tabella di marcia...mi dispiace far aspettare la gente - correva indaffarato Dorinel, si faceva in quattro ogni giorno con l'aiuto di sette-otto dame della carità moldave.
In cucina c'erano già all'opera Odillo e Giordano, amici italiani i quali prestavano la loro opera gratuita per non essere da meno dei tanti moldavi che ogni giorno si prodigavano in cucina.
- Ciao Nikita, ti aspettavamo, oggi prepariamo polpette con contorno di verza marinata – mi urlò Giordano con il suo classico accento bolognese. Odillo, poco più in là, stava macinando quintali di carne, gentile dono di imprenditori moldavi. Ogni giorno alla “Creme” arrivavano quintali di derrate alimentari da tutta la Moldova: una commovente gara di solidarietà per allieviare le sofferenze degli italiani bisognosi.
Mi misi il grembiule e cercai di dare una mano. Fuori già si era formata una fila di gente emaciata e denutrita che aspettava il turno per consumare il magro pasto, purtroppo la “Creme de la creme” aveva pochi tavoli. Per questo motivo spesso scoppiavano dispute e risse furibonde per non perdere il posto nella fila.
Verso le 15.00 del pomeriggio ritornai di corsa verso casa, sempre in rutiera. Questa volta il mini bus era quasi vuoto e mi offrii di fare da bigliettaio per dare una mano all'autista. Sulle rutiere di Chisinau se hai la fortuna di sederti sul sedile dietro all'autista sei nominato d'imperio suo bigliettaio.
Da tempo avevamo deciso io e la mia signora di far visita a mia suocera in un villaggio a cento chilometri dalla capitale. Decidemmo di prendere la nostra auto, viaggiare in auto in Moldova è sempre consigliabile: strade lisce come il sedere di un lattante, illuminazione a giorno dei villaggi, autogrill per fermate di ristoro ogni dieci chilometri, segnaletica ottima.
Arriviamo alle porte del ridente e ameno villaggio di mia suocera verso le 16.30. All'ingresso del paese ti colpisce subito il gran numero di villette a schiera monofamiliari costruite dal passato regime sovietico: i russi costruivano le abitazioni dei contadini kolkoziani senza badare a spese, con prati ben curati e vialetti per parcheggiare le auto.
Imboccammo la stradina sterrata intitolata a Juri Gagarin dove c'era la villetta a due piani di mia suocera che ormai era buio. Nei villaggi moldavi alcune stradine non sono asfaltate a bella posta per consentire agli abitanti della zona di piantare fiori ornamentali. In primavera quelle stradine fangose si trasformavano in uno spettacolo di colori e fiori profumati.
Scendemmo dall'auto e trovammo mia suocera in giardino che tagliava l'erba con una falciatrice:
- Ma che diavolo! Non potevate avvisarmi, lo sapete che tutti il giovedì vado a giocare a burraco con le amiche! - mia suocera era arrabbiatissima.
- Ci spiace Irina Ivanovna, non potete rimandare a domani il burraco con le amiche? - ribattei timidamente.
- Macchè! Domani vado in palestra...e dopodomani vado a teatro per assistere al balletto “Il lago dei cigni”! Sapete bene che quando venite mi dovete avvisare almeno un giorno prima, ho diversi impegni. Comunque, ora siete qui...entrate in casa - Mia suocera era veramente furibonda!
- Sarete stanchi, ora vi preparo un bagno caldo nella jacuzzi con idromassaggio. O preferite la sauna?
- Grazie Irina Ivanovna, la jacuzzi va benissimo.
Entrammo in casa, ci spogliammo e ci immergemmo nella vasca profumata con i nostri sali da bagno preferiti alla menta piperita. Dopo una ora di completo relax, uscimmo dalla vasca, indossammo gli accappatoi e ci dirigemmo affamati verso la cucina. Mia suocera non ci aspettava e quindi non aveva preparato la cena. Poco male, c'era sempre il negozio take away del villagio ben fornito.
- Ragazzi, faccio un salto alla “culinarie” per comprare qualcosa di pronto, non ho voglia di mettermi a cucinare, voi intanto preparate la tavola. Ritornò dopo poco con una borsa piena di leccornie. Mangiammo sarmale e peperoni ripieni, il tutto innaffiato da un vinello di produzione casareccia “Il fragolino della suocera”.
La sera tardi, dopo aver trascorso qualche ora ad ascoltare il crepitio della legna che si consumava nel caminetto tardo impero, decidemmo di coricarci. Irina Ivanovna aveva sempre pronta una camera per gli ospiti in una dependance della villa.
L'indomani mattina presto ci svegliammo e, dopo aver fatto colazione all'italiana con cappuccino e croisseant caldi confezionati dalle abili mani di Irina Ivanovna, riprendemmo la strada verso casa. Avevamo una certa fretta, dovevamo essere a Chisinau per partecipare al concorso “Chi trova un moldavo trova un tesoro”. Un concorso a premi organizzato da una TV locale con un premio di centomila lei al primo classificato. I centomila lei erano appunto il “tesoro” enunciato nel concorso!
In due parole il concorso consisteva nel trovare in una ora, sulla strada più trafficata e popolata dell'intero paese, bd. Stefan Cel Mare, un moldavo vero, cioè un passante qualsiasi che si dichiarasse fiero e orgoglioso di essere moldavo. All'apparenza può sembrare impresa facile, ma così non è. Il pensiero che sovviene a molti è: “ Ma come, in Moldova non si trova un moldavo?”. La risposta non è affatto scontata! Dopo una inchiesta durata anni è stato accertato che su una popolazione di tre milioni circa di cittadini moldavi, cioè forniti di cittadinanza, solo dodici si sono dichiarati convintamente e orgogliosamente moldavi. Dodici su tre milioni!
Ed è proprio qui la difficoltà del concorso! Non è facile, anzi, direi quasi impossibile, individuare uno di quei famosi dodici su tre milioni!
Arriviamo sul luogo dell'incotro, un tendone fatto erigere dall'organizzazione sulla PMAN, ci consegnano il numero di partecipazione. Cominciamo subito a intervistare i passanti. Dopo un'ora purtroppo ci siamo dovuti arrendere, accidenti, non abbiamo individuato nessuno di quei famosi dodici! Abbiamo intervistato circa un centinaio di persone, abbiamo trovato soggetti un po' di tutte le nazionalità: romeni, russi, ucraini, armeni, azerbagiani, bulgari, turchi. Nessun moldavo!
O meglio, tutti i passanti da noi intervistati erano legalmente cittadini moldavi, nati e cresciuti in Moldova, con tanto di “buletin” che recava la scritta “cittadinanza moldava”, ma nessuno di loro ha avuto il coraggio di ammettere:
”Sì, sono moldavo!”.
Tutti si sono dichiarati cittadini stranieri adducendo motivazioni fantasiose del tipo...”il mio trisnonno era romeno”...”mio zio era russo”...” appena nato sono stato allattato da una tata bulgara”...”da bambino ho trascorso un periodo di vacanza a Poiana Brasov in Romania”...” mio nonno fumava come un turco, quindi...”...etc, etc. Una serie di giustificazioni bizzarre, stravaganti, pur di non ammettere di essere moldavi. Abbiamo intervistato persino un moldavo che ci ha dichiarato di essere italiano perchè sapeva a memoria la canzone di Toto Cotugno “Un italiano vero”. Insomma tutti, in un modo o nell'altro, si sono dichiarati cittadini stranieri. Infatti, la Moldova è l'unico paese al mondo dove il governo in carica è costretto a erigere cartelli che recano la scritta: “La Moldova è il tuo paese”. Una sorta di “pubblicità regresso”!
Comunque, a nostra parziale soddisfazione, nessuno ha vinto i centomila lei, nessuno dei partecipanti al concorso ha trovato un moldavo.
Dopo aver lasciato il tendone del concorso ci dirigemmo verso la statua di Stefan Cel Mare dove diverse delegazioni deponevano fiori alla base della statua. In quel giorno si festeggiava il compleanno di Matteo Muriano, un cerusico genovese accorso al capezzale dell'eroe nell'anno 1502 per curargli la gotta che l'affliggeva da un decennio.
Eravamo stanchi, il sole stava tramontando all'orizzonte, salutammo “l'atleta di Cristo” il quale contracambiò il nostro saluto con un cenno del capo. Non poteva fare di più poveretto, la gotta non gli dava pace.
Dopo venti minuti eravamo a casa.
Che meraviglia!
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Re: Un italiano nel paese delle meraviglie

Messaggioda Aliona Purci » 28 febbraio 2013, 11:40

Bellissimo, ma troppa ironia,Alferdo.
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Re: Un italiano nel paese delle meraviglie

Messaggioda nikita » 28 febbraio 2013, 14:40

Troppa ironia? E' difficile misurarla.
Il racconto paradossale è bellissimo?
Mi basta e avanza.
Ridere di se stessi è molto difficile, ne convengo. I moldavi dovrebbero cominciare a farlo. Gli osservatori-giornalisti stranieri non scrivono raccontini paradossali e ironici sulla Moldova, descrivono realtà. Leggendo quei reportage non si ride affatto, si piange.
Non è meglio sorridere?
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Re: Un italiano nel paese delle meraviglie

Messaggioda Aliona Purci » 28 febbraio 2013, 20:52

Per me e stato veramente bellissimo! perche non poche volte mi sono trovata anche io nelle situazioni come viaggiare in rutiera e altre. Solo che non si puo generalizare. Io sempre ho scritto di mia Moldavia con amore, mica con ironia. Non e che tu non lo hai fatto. Cmq sono molto contenta che un italiano vede in questo modo, basta che ci sianno le èarole vere.Mi ha fatto anche ridere qualche volta, mai e la realta, come dici te.
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Re: Un italiano nel paese delle meraviglie

Messaggioda nikita » 1 marzo 2013, 3:43

Che tu scriva o pensi con amore alla Moldova è giusto e normale. Però è sempre meglio pensare e scrivere la verità. La verità in Moldova è sotto gli occhi di tutti, è difficile negarla.
I moldavi dovrebbero indignarsi un pò di più.
Indignatevi!
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Re: Un italiano nel paese delle meraviglie

Messaggioda cemento » 1 marzo 2013, 18:58

Perdonami Nikita, ma poi il borsh ? non mi hai detto se era buono, come era di sale, ecc. ecc.

passa domani verso il solito orario.....il pentolone sarà pronto.
cemento
 
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Re: Un italiano nel paese delle meraviglie

Messaggioda Alfredo Ferrari » 1 marzo 2013, 19:03

cemento ha scritto:Perdonami Nikita, ma poi il borsh ? non mi hai detto se era buono, come era di sale, ecc. ecc.

passa domani verso il solito orario.....il pentolone sarà pronto.


Beh, se il sale l'ha messo Willy sono hazzi... :D
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Chisinau, Strada Mihai Eminescu 50, terzo piano, uff. nr. 314
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Re: Un italiano nel paese delle meraviglie

Messaggioda cemento » 1 marzo 2013, 19:11

Alfredo Ferrari ha scritto:
cemento ha scritto:Perdonami Nikita, ma poi il borsh ? non mi hai detto se era buono, come era di sale, ecc. ecc.

passa domani verso il solito orario.....il pentolone sarà pronto.


Beh, se il sale l'ha messo Willy sono hazzi... :D


La minkia....il sale di Willy.....oceano atlantico o capo passero.
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Re: Un italiano nel paese delle meraviglie

Messaggioda nikita » 1 marzo 2013, 19:36

cemento ha scritto:Perdonami Nikita, ma poi il borsh ? non mi hai detto se era buono, come era di sale, ecc. ecc.

passa domani verso il solito orario.....il pentolone sarà pronto.

Il borsh mi piace se lo fai tu. Sei diventato uno specialista! Poi, è fantastico bere il borsh con te, lo "slurp" come lo fai tu...
Tu sai che preferisco il borsh molto acquoso, non mi piace troppo denso, si deve vedere il cucchiaio nel fondo del piatto. In pratica è un "mangia e bevi", isomma, più "bevi" che "mangia"! :lol:
Oddio, mi scompiscio! :lol: :lol:
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Re: Un italiano nel paese delle meraviglie

Messaggioda agnese » 2 marzo 2013, 1:20

hai ancora da imparare , il vero borsh moldavo dovrebbe essere molto denso, in modo che il cucchiaio in pentola sta in piedi, mi ricordo che mi lo diceva sempre la nonna.
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