Sulle strade di Chisinau

Moderatore: Nikita

Sulle strade di Chisinau

Messaggioda nikita » 18 aprile 2016, 6:10

Quando quindici anni fa arrivai per la prima volta a Chisinau rimasi colpito dallo scarso traffico di auto che si vedeva in giro. Venivo da una città dove dovevi girare per ore per trovare uno straccio di parcheggio, la Moldova, da quel punto di vista, mi sembrava un paradiso! All'epoca circolavano Moskvic, Lada e molti camion Kamaz: reperti di epoca sovietica. Si vedevano poche auto straniere di lusso, i proprietari erano i primi mazzettari che cominciavano a importare auto usate da tutta Europa. Nella periferia di Chisinau c'era un mercato di auto usate importate ma in pochi avevano i denari per comprarle. Le strade erano vuote, l'aria che si respirava era tersa e pulita e la probabilità di essere investito sulle strisce pedonali era la stessa di un tuareg che voleva attraversare una pista polverosa in mezzo al deserto. Questa era la situazione di allora ma che cambiò nel volgere di pochi anni.
Dal 2001, per qualche anno, abbiamo viaggiato in rutiera: un furgone adibito a trasporto passeggeri che si fermava dappertutto e ti portava con pochi soldi da un capo all'altro della città. In quei primi anni di viaggi avventurosi pigiati come sardine ho fatto un corso accelerato sulle leggi che governavano la società moldava. Un passaggio in rutiera costava all'epoca due lei, la gente saliva e di corsa andava a sedersi pagando poi con comodo con il passamano toccando sulla spalla il passeggero che ti stava davanti...”trasmettete vi prego!”. Una volta seduti nessuno si alzava nemmeno se il furgone andava a fuoco, scoppiava la terza guerra mondiale o per far sedere un vecchio che stava per esalare l'ultimo respiro. Io, ignaro delle abitudini in uso, mi alzavo per far sedere qualche signora fra lo stupore generale, poi, ahimè, mi sono adeguato.
In rutiera i posti a sedere sono obiettivamente pochi, nel corso degli anni i passeggeri si sono ingegnati per trovare una soluzione all'alternativa è essere sballottati per tutto il viaggio in spazi angusti. La soluzione trovata a suo tempo e approvata tacitamente all'unanimità fu che sulla rutiera venivano abolite temporaneamente le regole del buona educazione: in pratica ognuno si teneva ben stretto il suo posto a sedere fregandosene di tutto e di tutti. La rutiera diveniva così una sorta di zona franca dove vigeva la legge del totale menefreghismo.
Personaggi davvero curiosi erano gli autisti di quei furgoni, guidavano, incassavano i soldi della corsa e davano il resto... con sole due mani: un numero di alta prestidigitazione, roba da circo! Mi incantavo a guardarli! A volte mi capitava di assistere a episodi in cui l'autista sbraitava contro qualcuno, chiedevo a mia moglie cosa stava succedendo e lei mi diceva che qualche passeggero non aveva pagato la corsa. Mi chiedevo come diavolo faceva l'autista a individuare il furbacchione in mezzo a quella calca di gente che saliva e scendeva!
Dopo qualche anno di full immersion nella società moldava delle rutiere, un bel giorno decidemmo di comprarci anche noi un bidone di seconda mano; arrivammo alla sofferta decisione quando mi sorpresi a guardare indifferente, anzi, con un pizzico di cinismo, una povera vecchietta che si reggeva sulle gambe malferme sballottata qua e là mentre io me ne stavo seduto a pensare ai fatti miei. Capimmo dopo quel episodio che era giunto il momento di scendere dalle rutiere e salire su un'auto, seppur di seconda mano.
Comprammo il classico bidone di importazione e ci immergemmo nel strano mondo dei moldavi possessori di auto, altro mondo inesplorato per me che provenivo da una città dove c'era un traffico caotico sì ma organizzato con regole ferree. Da subito ci rendemmo conto che in Moldova non esisteva il codice della strada, le regole, poche a dire il vero, venivano trasmesse oralmente come le grida del Manzoni. Constatammo altresì che più che regole erano bonari consigli.
Mia moglie, dopo qualche giorno nel traffico della capitale, si mise in ginocchio sulla scalinata della Cattedrale di Chisinau, si segnò tre volte e giurò solennemente che non avrebbe mai guidato in Moldova. In quegli anni il numero di auto in circolazione era aumentato considerevolmente, merito, o demerito a seconda dei punti di vista, delle rimesse dei migranti e della spiccata propensione dei moldavi a spendere il denaro preso a prestito dai cumetri.
Da parte mia cominciai il lungo cammino di “adattamento” sforzandomi, non con qualche difficoltà, di sorpassare a destra e spostarmi da una corsia all'altra senza mettere la freccia. Oggi, a distanza di dieci anni, posso dire di essermi perfettamente integrato. Non molto tempo fa sono andato a fare benzina in un distributore e ho lasciato la mia auto alla pompa per andare in ufficio a pagare fregandomene della fila di auto che si era formata nel frattempo. Modo di fare molto diffuso nel paese delle dolci colline. Ho pagato e con tutta calma sono risalito in macchina per andar via. Nessuno di quelli che aspettavano i miei comodi cacciò un fiato, per loro il mio comportamento era assolutamente normale. Mentre mi allontanavo ho visto il mio sorrisetto beffardo riflesso nello specchietto retrovisore, era il segno inequivocabile di essere ormai uno di loro.
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