Ricominciare

Moderatore: Nikita

Ricominciare

Messaggioda nikita » 3 ottobre 2013, 6:36

Com’era bella Svetlana in quel mattino d’estate, si guardava allo specchio rimirando il suo splendido vestito da sposa! Fra poco avrebbe coronato il suo sogno d’amore, avrebbe sposato il suo Andrei, il suo grande amore!
Di corsa verso il Municipio, lo “zags” , i parenti, gli amici, la cerimonia, il pianto della madre, gli occhi lucidi del padre, le foto di rito, la promessa, lo scambio degli anelli. Mezz’ora in tutto! Fuori nella luce accecante di agosto, il ristorante, le tradizioni, i discorsi ben auguranti, i brindisi, i balli. Un sogno che si avvera! Dio, com’era felice!
Cominciano la vita insieme Svetlana ed Andrei, 20 anni lei, 22 lui. Giovani, troppo giovani, vivono, per il momento, a casa dei suoceri, ma non importa, sono felici. I giorni, i mesi, corrono in fretta e dopo un anno arriva Ludmilla, attesa con gioia. Svetlana ed Andrei scoppiano dalla felicità: due giovani e una bambina. Una bambola con cui giocare. Le coccole, ore felici, spensierate, trascorse a giocare con lei.
La famiglia cresce e Andrei è preoccupato, i soldi non bastano. Bisogna trovare un lavoro, ma anche continuare a seguire le lezioni all’università. La vita diventa durissima e il futuro pieno di incognite. Non è pronto Andrei, ha solo 22 anni, giovane, troppo giovane. Pensa agli amici, al divertimento, alla vita spensierata, comincia a sentire il peso della responsabilità. Pensa alla sua giovinezza troppo presto svanita. Una birra con gli amici, per rilassarsi. Svetlana aspetta, guarda l’orologio, tende l’orecchio per sentire il rumore dell’ascensore che sale. La bimba che piange.
Andrei rientra tardi la sera, ha gli occhi lucidi, l’alito fetido di birra. Svetlana cerca i suoi occhi, lui abbassa lo sguardo, balbetta qualcosa, si sdraia sul letto. Le sere tutte uguali, un rituale che si ripete. Svetlana, sola con la bambina, aspetta.
Ludmila ha ormai tre anni. Svetlana ha trovato un lavoro, Andrei è impegnato con gli studi. La mattina una corsa trafelata dai genitori per lasciare la bambina. Tornerà a riprenderla la sera. La vita presenta la sua faccia peggiore: sacrifici, rinunce, preoccupazioni. Svetlana non si perde d’animo, lotta per la sua bambina, per il suo futuro. Andrei? Può ancora contare su di lui? La sera torna tardi sempre più spesso, le birre con gli amici sempre più frequenti.
- Cosa succede Andrei, amore mio? - chiede Svetlana. Lui è sfuggente, sminuisce, mente.
Andrei è cambiato, non è più il ragazzo di un tempo, è disorientato, frustrato, trova rifugio sempre più spesso nel bere. L’alcool lo stordisce, le serate con gli amici diventano un diversivo per evitare lo sguardo preoccupato di Svetlana.
Non dimenticherà mai quel giorno Svetlana, quando l’ha picchiata per la prima volta. Non dimenticherà il bruciore di quello schiaffo e la sua disperazione nel costatare che, ormai, Andrei, il suo Andrei, non c’era più, era svanito, masticato e sputato dalla vita a soli 25 anni. Svanito in un bicchiere di vodka.
È stanca Svetlana di lottare da sola. Liti furibonde, urla, accuse reciproche, le botte, la decisione dolorosa ma necessaria. Divorzio! Insieme per l’ultima volta in Tribunale, due estranei, una profonda tristezza. Dieci minuti, tutto finito.
Fuori dal Tribunale, Svetlana corre nel freddo mattino di novembre, c’è Ludmilla che aspetta, nell’aria danzano già i primi fiocchi di neve, gli occhi pieni di lacrime. Ricominciare!
Gira la chiave nella toppa, due calde braccine che l’avvolgono, la piccola Ludmilla, il suo futuro, solo questo importa ormai. Prepara la cena con gesti automatici, la mente altrove, calde lacrime scendono nella kasha della bambina, domande angosciose si affollano nella mente: “Che ne sarà di noi? Come faremo?“.
Il tempo passa, la vita continua. Giorni tutti uguali, Andrei, una voce lontana al telefono. La solitudine da combattere, sola a 23 anni. Si guarda allo specchio Svetlana, tutta la giovinezza traspare da quella immagine, si accarezza il viso, la sua voglia di vivere.
Quattro chiacchiere con un’amica e per la prima volta sente parlare di incontri virtuali, della possibilità di conoscere uomini di altri paesi. Uomini lontani. Stranieri. Si schernisce Svetlana. Uno sconosciuto di un altro paese! Può essere una cosa seria?.
- Perché non provi? - le dice l’amica.
Si incontra con l’amica il giorno dopo e insieme entrano in un’agenzia. Siede imbarazzata in un ufficio.
“È una cosa seria?“, si chiede Svetlana.
Sembrano professionali, posa per le foto indossando il suo vestito buono. Foto da pubblicare sul sito. Compila un modulo e paga 500 lei. La sua foto fra tante. Una speranza, forse una burla. Le dicono di aspettare. In caso di risposta sarà contattata.
Passano i giorni. Riceve una telefonata dall’agenzia, una persona ha scritto per lei e vuole contattarla. Che emozione! Non sa cosa pensare, è indecisa, indugia, ma la curiosità prevale.
Il giorno dopo seduta in quell’ufficio, le viene mostrata la lettera, poche righe in inglese ed una foto. Un volto di uomo, capelli neri, occhi scuri ed espressivi, italiano: Antonio. “Sono simpatici gli italiani, caldi, passionali.“, pensa Svetlana.
- Vuoi contattare questo italiano? - le chiede la signora dell’agenzia.
- Sì, proviamo! - risponde con qualche imbarazzo Svetlana. Poche righe in inglese per la risposta, parole formali.
Antonio risponde, Svetlana risponde, per giorni, settimane. Antonio chiede il suo numero di telefono, lei acconsente. Una sera sente squillare il telefono, una telefonata dall’Italia, è lui. Parole imbarazzate, un misto di inglese e italiano, non sanno cosa dire, lunghi silenzi, lui sembra simpatico, ha una bella voce.
“Sembra una brava persona.“, pensa Svetlana. Continuano a scriversi, le telefonate si fanno più frequenti, l’italiano di Svetlana migliora, frequenta un corso nel tempo libero. Si scambiano lettere sempre più intime, si confidano, raccontano i propri fallimenti, i propri desideri, sembrano accomunati dalla speranza di ricominciare, da un passato da dimenticare. Svetlana si accorge che comincia ad aspettare con impazienza le telefonate serali di Antonio.
Parlano, ridono, scherzano, pian piano si instaura un vero rapporto di amicizia, forse anche di più. Ci si può innamorare di una persona senza averla mai vista?
- Svetlana, mia cara, ho deciso di venire a Chisinau! - le annuncia al telefono Antonio. Il cuore di Svetlana batte all’impazzata, ride e piange felice.
- Ti aspetto.
Un mattino di Aprile, il taxi corre verso l’aeroporto. Svetlana stringe nella mano una rosa rossa. Ore di attesa, l’annuncio dell’aereo. Svetlana si mescola tra la folla, guarda impaziente i passeggeri che defluiscono verso l’uscita, il cuore batte forte. Un uomo le si avvicina:
- Svetlana?
- Antonio, sei tu? - un lungo abbraccio, le bocche che si cercano, si baciano. Un abbraccio interminabile, parole sussurrate, i cuori che battono all’impazzata.
Escono mano nella mano in quel mattino di primavera, cercano un taxi, si guardano incuriositi, si scrutano, le mani che si cercano. Sul taxi una conversazione imbarazzata, banalità:
- Com’è stato il viaggio? - Parlano ma pensano ad altro, si guardano negli occhi mano nella mano, il paesaggio che scorre dai finestrini. Il taxi arriva in città, Antonio osserva le macchine lussuose, le case, i negozi così diversi, la gente che cammina indaffarata, un mondo sconosciuto. Un piccolo appartamento in centro, lo spumante Cricova nel frigorifero, bevono emozionati, si rilassano.
Siedono in cucina e parlano, parlano, parlano. Antonio parla di se, della sua vita e Svetlana ascolta rapita, scrutandone il volto, i suoi occhi dolci. Stringe la sua mano rassicurante. La sua voce le infonde da subito un senso di pace, di tranquillità, di sicurezza.
Antonio ammira estasiato il bellissimo volto di lei, i suoi occhi azzurri, la sua figurina snella, i suoi modi misurati e cortesi.
Parlano per ore, incuranti del tempo che passa, rapiti e innamorati, felici come non mai.
Molte ore più tardi, Svetlana esce da quella casa con il cuore gonfio di speranza, l’indomani si sarebbero rivisti, avrebbero fatto un giro in città, poi …

FINE PRIMA PUNTATA
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