Piccolo mondo antico

Moderatore: Nikita

Piccolo mondo antico

Messaggioda nikita » 21 marzo 2016, 7:25

Ogni mattina cerco invano qualche notizia positiva sui giornali moldavi che mi rallegri il cuore. Tempo sprecato, il messaggio che traspare leggendo la cronaca è sempre lo stesso: un cupo e tragico pessimismo. Anche la stampa prezzolata e asservita, cioè la quasi totalità dei quotidiani, non riesce a trasmettere, vista la tragica realtà, un messaggio di speranza. Non potrebbe essere altrimenti vista la situazione attuale. Da una quindicina di anni assisto da testimone neutrale alle vicende moldave e anch'io, nel mio piccolo, non sono stato da meno in questa corsa a preconizzare sciagure.
Ma ci deve pur essere qualcosa di positivo, bisogna cercare armati di pazienza! Nel vecchio gioco del Totocalcio della schedina di qualche decennio fa era difficile fare tredici, cioè azzeccare tredici risultati delle partite del campionato di calcio, ma era altrettanto difficile fare zero, cioè sbagliare tutti i pronostici. Anche volendo sbagliare tutti i risultati, qualcuno si azzeccava, anche se per sbaglio. Nella situazione moldava, anche se per sbaglio, ci deve pur essere qualcosa di buono che vale la pena citare! Il temperamento innato dei moldavi, ahimè, non induce di certo all'euforia, il fatalismo, la rassegnazione, la passività, l'autocommiserazione sono malattie endemiche da queste parti.
Se c'era una cosa che ho apprezzato da subito non appena ho messo piede sul suolo moldavo è stata la grande semplicità dei suoi abitanti, la loro capacità di vivere dignitosamente con poco, l'approccio genuino, a volte disarmante, con cui essi affrontavano le avversità della vita. La Moldova di quindici anni fa mi apparve come un piccolo mondo antico, mi ricordava la mia città negli anni sessanta, provinciale nel senso buono del termine, lontana dal consumismo e da un futile modernismo. In Moldova ritrovavo finalmente la voglia di vivere, tornando ad apprezzare le piccole cose, traendo il molto dal poco, anteponendo la tranquillità e la serenità al logorio del dover rincorrere a tutti i costi una illusoria agiatezza. Mi piaceva l'aria che si respirava nel mio quartiere di Riscani, con i bambini che giocavano sotto casa fino al calare della notte, le voci delle mamme che li chiamavano, i panni stesi ad asciugare, il gelato “Plombir” per rinfrescarsi d'estate, la vicina di casa che suonava alla porta di casa per portarti le “placinte” calde appena sfornate. Trovavo in queste piccole cose la spontaneità e la genuinità delle gente, quella semplicità dei sentimenti ormai svanita nelle vita frenetica del mio paese.
Era un piccolo mondo che mi faceva tornare alla mente la mia Pescara degli anni sessanta quando mia madre all'imbrunire mi chiamava dalla finestra ed io mi pulivo le scarpe alla fontanella timoroso dei suoi rimbrotti per aver rovinato giocando a pallone l'unico paio di scarpe che avevo. Si viveva tutti con poco e il poco era per tutti.
La Moldova non è più quella di quindici anni fa, qualcosa è cambiato, non spetta a me dire se in meglio o in peggio, ognuno tragga le sue conclusioni. Certo si vedono molte auto parcheggiate sotto casa che prima non c'erano, i fast food e i bar sono pieni di ragazzi, i supermercati nascono come funghi dopo la pioggia. Ma trattasi di progresso inteso come il progredire armonico di forme di vita e di benessere migliori per tutti?
Nel rispondere alla domanda, purtroppo, devo tornare a quel maledetto pessimismo di cui sopra!
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