Occhi azzurri

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Occhi azzurri

Messaggioda nikita » 30 settembre 2014, 3:05

Ieri siamo andati con amici a fare una gita turistica enogastronomica alla Vinaria “Et Cetera”, dalle parti Stefan Voda. Una piacevole giornata trascorsa con amici con la stessa passione del buon vino e della buona tavola.
Sulla via del ritorno, dopo pochi chilometri da Causeni, mentre attraversavamo il villaggio di Troita Noua, abbiamo notato una strana animazione. La macchina davanti a noi si è fermata. Ci siamo fermati anche noi. Dall’altra parte della carreggiata c’erano un paio di auto ferme. Il solito incidente di circolazione abbiamo commentato. Uno spiacevole contrattempo forse accaduto qualche minuto prima del nostro arrivo.
Siamo scesi dalla macchina. Io mi avvicino per curiosare. Sulla strada vedo una scarpa, dopo pochi metri un’altra scarpa, uno zainetto poco più in là. Non è stato un incidente fra due auto penso, qualcosa di più grave.
Poi la vidi.
Era lì, davanti a me, accartocciata sulla strada in una posizione innaturale, come un fantoccio di peluche, un pupazzo. Indossava una vecchia tutina grigia, i suoi piedini erano nudi. Una bambina. Poteva avere non più di dodici-tredici anni.
“Dio Santissimo, è stata investita una bambina!”.
Mi avvicinai ancora di più. Voleva prestarle aiuto, fare qualcosa. Una donna era in ginocchio accanto a lei, piangeva, le teneva il capo sollevato, le accarezzava i capelli biondi. Il corpo era immobile. Non un movimento, un lamento. Nulla.
Poi vidi i suoi occhi azzurri. Un azzurro bellissimo, come l’azzurro del cielo in quel funesto pomeriggio di settembre. Gli occhi mi fissavano vuoti, senza vita. Quei bellissimi occhi azzurri non avrebbero visto più nulla. Quella bambina era morta.
- Ma com’è successo? – urlai.
La donna che le accarezzava i capelli mi disse che la bambina era sbucata all’improvviso con la sua bicicletta da una stradina sterrata laterale e una macchina che sopraggiungeva l’aveva investita in pieno. Una macchina con il parabrezza sfondato era ferma a una ventina di metri. L’urto era stato violentissimo, aveva proiettato il corpo della bambina lontano dal punto dall’impatto. L’autista dell’auto era accanto a me ed era bianco come un cencio. La vecchia bicicletta era a pochi metri. Forse non aveva neanche i freni. La bambina voleva divertirsi in quel giorno di festa, fare un giro con la bici, forse i suoi amichetti l’aspettavano invano da qualche parte.
Intanto si era formato un crocchio di curiosi, una donna, alla vista del corpo inerme, è svenuta. Un ragazzo osservava la scena mentre seguitava a bere la sua birra.
- Ma dove sono i genitori di questa bimba! – chiesi. Nessuna risposta. Possibile che dopo quasi mezz’ora non erano stati avvisati? Dov’erano la mamma e il papà?
Una mano pietosa mise uno straccio lurido su quei bellissimi occhi azzurri. Arrivò l’ambulanza, un medico la vide e scosse il capo.
La vita di quella bambina era svanita in quel tragico pomeriggio di fine estate, a Troita Noua, in un villaggio moldavo dimenticato da Dio e dagli uomini. Dimenticato da tutti, ma non dalla morte! Siamo ripartiti dopo un’ora. Per molti chilometri non abbiamo detto una parola. Ammutoliti, addolorati, sconvolti.
Sarà difficile dimenticare quegli occhi azzurri.
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