La storia di Olga (2a parte)

Moderatore: Nikita

La storia di Olga (2a parte)

Messaggioda nikita » 22 aprile 2016, 5:37

Un mattino di aprile il taxi corre verso l’aeroporto, Olga stringe nelle mani un mazzetto di fiori di campo. Ore di attesa, l’annuncio dell’aereo, si mescola tra la folla, guarda impaziente i passeggeri che defluiscono verso l’uscita, il cuore batte forte. Un uomo le si avvicina:
– Olga!
– Antonio!

Un lungo abbraccio, le bocche che si cercano, parole sussurrate, i cuori che battono all’impazzata. Escono mano nella mano in quel mattino di primavera, salgono su un taxi, si guardano incuriositi, si scrutano. Sul taxi una banale conversazione: – Com’è stato il viaggio?

Una forte emozione, il paesaggio scorre dai finestrini, parlano per superare l'imbarazzo del momento. Il taxi arriva in città, un piccolo appartamento in centro, lo spumante Cricova nel frigorifero, bevono emozionati, si rilassano. Siedono in cucina e parlano, parlano, parlano. Antonio parla di se, della sua vita, del suo matrimonio con una donna sbagliata finito in divorzio. Olga ascolta rapita scrutando il volto di lui, i suoi occhi dolci, stringe la sua mano rassicurante. La sua voce le infonde da subito un senso di pace, di tranquillità, di sicurezza. Olga esce da quella casa con il cuore gonfio di speranza, l’indomani si sarebbero rivisti, avrebbero fatto un giro in città. Passano così quattro giorni, pochi, troppo pochi per conoscersi. Molti problemi da risolvere, non sarà facile convengono entrambi. Antonio riparte, se sarà una cosa seria si vedrà. La promessa di tornare presto. Per due mesi si parlano al telefono, lui promette che tornerà da lei appena possibile.

Antonio è di nuovo seduto sull’aereo che lo porterà a Chisinau, la corsa in taxi verso il centro, avvinghiati sul sedile posteriore, le parole che corrono veloci. Il solito appartamento in centro, lo spumante in frigo, seduti in cucina a parlare. Un rituale che si ripete. Devono ricominciare tutto da capo, i mesi di lontananza li costringe sempre a riprendere il filo di un discorso interrotto. Olga ascolta i discorsi di lui, ammira divertita il suo gesticolare, segue non con qualche difficoltà quelle parole in una lingua semisconosciuta, pende letteralmente dalle sue labbra. Quelle labbra tanto desiderate. Vivono giornate felici, fanno all'amore con grande trasporto, Antonio è un'amante straordinario. Lei si concede di buon grado, è giovane e bella, è stanca della sua vita fatta di rinunce e sacrifici, con Antonio può finalmente avere una vera famiglia, dare un futuro alla sua Luminita.

- Vuoi andare a trovare i miei genitori che vivono in un villaggio?

- Certo mia cara, con piacere.

Salgono a bordo di un piccolo furgone scassato insieme alla bambina, la piccola Luminita. Antonio la vede per la prima volta, la stringe a sé con affetto. Olga li osserva con infinita tenerezza.

Il lungo abbraccio di Olga con i suoi genitori, dolci parole sussurrate, vezzeggiativi rivolti alla nipotina. Antonio se ne sta in disparte, osservava incuriosito la scena. Arriva il momento delle presentazioni:
– Questo è un amico italiano, Antonio.
– Ohoo!…italiano! – esclamano in coro i genitori di Olga. Per loro un fatto straordinario, non avevavno mai conosciuto un italiano. Tre sonori baci sulle guance, i bicchieri che sbucano dal nulla per brindare. Antonio viene accolto con grande naturalezza da gente abituata a vivere con poco, quel poco che ora offrono con genuina spontaneità all’ospite. L'italiano sembra gradire molto l'ospitalità, riassapora l’essenza della natura, della vita vissuta con semplicità. Conosce tanta gente, i vicini ed i parenti, tutti vogliono conoscere lo straniero, “l’italiano”.

Come accadeva sempre in quei brevi soggiorni, il tempo passava in fretta. Tornano in città, arriva il giorno prima della partenza. I discorsi si fanno più tristi, l’inevitabile separazione condiziona quelle ultime ore, l’angoscia diventa insopportabile per Olga, cerca di nascondere le lacrime, la sua mano stringe sempre di più quella di lui, si aggrappa disperata al calore di quella mano. Presto sarebbe rimasta sola, ancora una volta sola.

L’indomani il giorno della partenza, una ultima notte insieme. Fanno l'amore come due disperati aggrappati l’uno all’altro. Aspettano l'alba del nuovo giorno, il giorno della partenza. All’aeroporto minuti d’attesa, seduti su una panca, mani nelle mani, silenzio, il vuoto dentro. Il volto di lei rigato dalle lacrime, lui che sussurra parole rassicuranti:
– Tornerò presto, vedrai, risolveremo tutti i problemi...

- Ti aspetterò, conterò i giorni, le ore, telefonami appena arrivi ti prego...

La voce dall’altoparlante rompe il silenzio, le mani si staccano riluttanti, lui si allontana, si gira a guardarla, un ultimo bacio sulla punta delle dita. Olga torna in città con gli occhi gonfi di lacrime, ancora aspettare, aspettare, torna alla sua vita di sempre. Passano così altri giorni nell'attesa.

Una sera Olga sente il suo cellulare squillare, aspettava la solita telefonata da Antonio:

- Pronto Antonio... amore mio...

- Non sono Antonio... mi scusi... sono Laura... la moglie di Antonio...

- La moglie di Antonio? Forse lei ha sbagliato numero...

- No...non ho sbagliato...lei è moldava vero...il prefisso di questo numero è moldavo...

- Sì sono moldava...ma non capisco...dove ha preso questo numero...

- E' nel cellulare di mio marito...Antonio...lei conosce Antonio vero?

- Sì...lo conosco... – ribatte Olga con un filo di voce.

- Guardi so bene come si sente in questo momento...mi dispiace...ho trovato il suo numero nel cellulare di mio marito...volevo solo dirle che Antonio è sposato e ha tre figli...siamo sposati da quindici anni...so bene che mio marito è un porco...ma non posso farci niente... abbiamo tre figli... mio marito è malato...l'ha ingannata... non è la prima...lei non è la sola che viene a trovare in Moldova...ho trovato un altro numero sul suo cellulare...ho telefonato a quel numero... è di un'altra donna...Irina...mio marito mi dice che viene in Moldova per affari ma so che non è vero...

Olga chiude la telefonata, non poteva più ascoltare quella voce. E' arrabbiata, avvilita, amareggiata. Si alza come un'automa, va alla finestra, la spalanca, l'aria fresca della sera soffia sul suo viso rigato di lacrime.

Una voce dietro di sé la fa trasalire, è Luminita che chiama.
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