La resa

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La resa

Messaggioda nikita » 24 aprile 2015, 14:49

Seguo con svogliata attenzione le vicende politiche moldave, non ne sono affascinato, ho perso l’interesse per i troppi anni trascorsi a ascoltare le fesserie dei vari cialtroni che si sono avvicendati al governo del bel paese. Ma in Moldova ci vivo, anche se sono ospite, pagante a dire il vero, non posso non sorbirmi ogni mattina una rassegna stampa che induce al più cupo pessimismo. Le notizie che leggo sui giornali sono da brividi, mi è difficile far finta di niente. La politica, ahimè, è importante, decide le sorti di un paese.
La situazione politica moldava ha assunto i contorni di una pochade se non fosse per le conseguenze catastrofiche per la gente, non mancano però i toni farseschi della commedia leggera fatta di situazioni paradossali e intrighi. Le vicende descritte sui media quotidianamente non inducono certo al sorriso ma allo sgomento: banche rapinate senza l’ausilio delle armi, Primo Ministro che pare abbia conseguito la laurea facendo la raccolta punti di un noto supermercato, parlamentari sbattuti in galera con frequenza giornaliera sorpresi ad arrotondare i magri stipendi con elargizioni varie. Un quadro sconfortante di un paese che assiste incredulo al disfacimento dello stato sorretto ormai dalle rimesse dei migranti e le donazioni di stati stranieri.
In questo clima non certo edificante ieri l’altro alcuni nostalgici non hanno trovato di meglio che rendere omaggio al vecchio compagno Vladimir Ilic Ulianov detto Lenin nel giorno del suo 145° compleanno. Cittadini sofferenti di un male incurabile come la nostalgia, a dispetto del cattivo tempo, hanno deposto mazzi di fiori ai piedi di una delle poche statue rimaste in Moldova di colui che voleva far sventolare la bandiera rossa in tutto il mondo e diceva osannato dalle folle “Chi non sta da una parte o dall’altra della barricata, è la barricata”.
Altri invece, tanto per non farsi mancare nulla, dibattono in TV un giorno sì e l’altro pure come fare per riunificare la povera e martoriata Moldova alla Romania incuranti della opinione della gran parte dei moldavi che vede tale eventualità come una sciagura. Gli intellettuali moldavi, reduci dagli anni bui dell’URSS quando recitavano un ruolo marginale e frustrante, organizzano conferenze, supportati dai “cugini”, per affermare che discendiamo tutti dai Daci. Un argomento che in questo momento storico è di vitale importanza vista la situazione economica del paese che induce al più sfrenato ottimismo! Storici, giornalisti, scrittori, la creme de la creme della cultura moldava, ha ormai delegato ai loro colleghi della “mama vitreg” il futuro dei loro connazionali. Come voler dire “noi in tanti anni non siamo stati capaci di governare un piccolo paese come la Moldova, ci arrendiamo, ora è bene che ci pensino altri”.
In questo quadro desolante di resa senza condizioni, milioni di moldavi all’estero si affannano ancora ogni giorno a lavorare per salvare il paese alla bancarotta sperando che al loro ritorno in patria ritrovino la loro casa e non macerie e desolazione.
Chi non sta né da una parte né dall’altra, pochi a dire il vero, i cosiddetti “moldavi veri” , sono in piena crisi d’identità e si interrogano smarriti chi sono e da dove vengono confusi dai proclami di chi blatera di “tzara mama” e di chi dice che si stava meglio quando il pane costava nove copeki.
A detta di tutti gli osservatori indipendenti il sogno di una Moldova “europea” si allontana sempre di più, il paese è devastato dalle ruberie e dagli scandali e in molti pensano alla resa come unica via d’uscita stanchi di assistere allo sfacelo morale e materiale del paese.
Ventitré anni fa erano in molti a credere ad un futuro prospero e felice dopo l’occupazione sovietica, oggi, molti di quei moldavi che manifestarono con entusiasmo e speranza nella grande piazza sventolando il tricolore, si accingono a issare sopra il palazzo del governo la bandiera bianca.
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