La krushovka

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La krushovka

Messaggioda nikita » 6 febbraio 2016, 8:04

Quando negli anni quaranta arrivarono i sovietici in Moldova sorse il problema di dare una casa, un tetto, alle tante famiglie di moldavi che lasciavano i villaggi per confluire nella capitale e in altre città per lavorare nelle fabbriche. All'epoca in Moldova si costruivano le case in gran parte con il lut, una malta fatta con una terra speciale, paglia di grano e sterco di cavallo (non ci volevo credere ma pare sia vero!), poi il tutto veniva calpestato e con l'impasto ottenuto si riempivano dei stampi a forma di mattone. La case in campagna e in città venivano costruite con questi “mattoni”, almeno quelle dei contadini e persone meno ambienti che poi era la gran parte della popolazione. Solo i ricchi, pochi a dire il vero, si costruivano le casa con i veri mattoni.
Anche a Chisinau, la capitale, negli anni 40 e 50, la gran parte delle case erano costruite con il lut, casette basse chiamate con molta fantasia ville. Con l'avvento dei sovietici ci fu una grande urbanizzazione forzata, si costruirono quartieri interi con casermoni in pannelli di cemento armato prefabbricati, palazzoni dall'aspetto tetro che ancor oggi puoi scorgere in centro e nei quartieri periferici della capitale. In tutta l'URSS, dalla Moldova a Vladivostok, dalla Siberia alle montagne del Caucaso, si costruirono questi tetri casermoni con mini appartamenti tutti uguali tanto per rispettare, almeno nell'architettura, il concetto di uguaglianza tanto in voga al tempo dei “tovarish”. L'architetto russo che pensò e progettò quelle case era reduce sicuramente da una notte di bagordi a base di vodka. I sovietici com'è risaputo non concedevano nulla al lusso e alle comodità e la parola comfort non esisteva nel loro dizionario.
In quei anni 50 centinaia di miglia di moldavi lasciarono le campagne per andare ad abitare nelle krushovke, appartamenti che presero il nome dal segretario comunista dell'URSS dell'epoca, alle famiglie che lavoravano nelle fabbriche, o avevano altro lavoro nell'apparato dello stato, venivano assegnate questi appartamenti che definire spartani è un gradevole eufemismo. La krushovka occupa una superficie di 40 mq circa ed è così ripartita: ingresso, bagno, cucina e la bellezza di due camere! La volta degli appartamenti è a un palmo dalla testa quindi ai suoi occupanti era ed è tassativamente sconsigliato fare salti di gioia. Anche perché, parliamoci chiaro, gli occupanti non avevano all'epoca, e nemmeno oggi, alcun motivo per fare salti di gioia.
Mi ricordo che nel lontano 2001 fummo invitati a pranzo da amici di mia moglie che abitavano appunto in una krushovka e fu in quell'occasione che entrai per la prima volta in uno di questi appartamenti. Contando sulla benevolenza e comprensione dei miei amici moldavi vorrei descrivere le mie impressioni di quel giorno.
Suonammo il campanello e ci vennero ad aprire. Entrammo in fila indiana e ci togliemmo le scarpe come si usa da queste parti a turno perché nel vestibolo in due non ci si entrava. Dopo un breve corridoio, beh...insomma, corridoio, un tunnel di un paio di metri per essere più precisi, entrammo in un salottino dov'era apparecchiata la tavola. Di sfuggita vidi la cucina, un bugigattolo di quattro metri quadri dove c'era un cucinino, un lavandino, un frigorifero, un tavolinetto di 50 cm di lato e una piccola credenza. C'era tutto ma in miniatura, ma in scala ridotta, come l'appartamento di Barbie. Mi aspettavo da un momento all'altro di veder sbucare Biancaneve e i sette nani! Mi ricordo che chiesi a mia moglie:
- Ma come fanno a mangiare in tre in quel bugigattolo?
- Mangiano in salotto o a turno – mi rispose lei serafica.
Ci accomodammo in salotto in una tavola apparecchiata per otto che al massimo ne poteva contenere non più di quattro. Mangiammo in piattini da caffè seduti su mini sgabelli, in due si sedettero sul divano che di notte si trasformava in letto. Mi resi conto in quell'occasione che i moldavi hanno un talento innato nello sfruttare spazi angusti.
A un certo punto chiesi di andare in bagno. Il bagno era una porticina situata vicino all'ingresso che io non avevo nemmeno notato. Accendo la luce, i bagni in Moldova raramente hanno una finestra, ed entro. Era una stanzetta di non più di quattro metri quadri e c'era miracolosamente un lavandino, una vasca per la doccia e il water. In quello spazio angusto potevi fare la pipì, lavarti i denti e fare lo shampoo restando perfettamente immobile, senza spostarti di un millimetro. Svolgere una qualsiasi attività in quel bagno richiedeva una mobilità articolare e una capacità da contorsionisti non comuni. Mi ricordo che fare la pipì non fu impresa facile vista la mia considerevole mole.
Un paio di anni dopo decidemmo di comprare un appartamento a Chisinau e mia moglie partì dall'Italia nel mese di luglio in avanscoperta per portare a termine il nostro progetto. Mi telefonò dopo qualche giorno annunciandomi che aveva trovato l'appartamento che faceva al caso nostro e l'aveva comprato. Era un affare ed era stata costretta a prendere una decisione su due piedi altrimenti l'affare sarebbe sfumato e mi comunicò anche il prezzo pagato che considerai all'epoca molto conveniente. Ricordo anche che le chiesi con il cuore in gola:
- Non avrai mica comprato una krushovka? - già mi vedevo fare la pipì accovacciato sul bordo del water.
- No...no...stai tranquillo, è un MS serie 143 – rispose lei trionfante. Una sigla che non mi diceva nulla ma mi induceva a un misurato ottimismo.
Quando la raggiunsi qualche giorno dopo scoprii il significato di quella sigla, non era proprio una krushovka...ma poco ci mancava!
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