La casa di famiglia non si vende

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La casa di famiglia non si vende

Messaggioda nikita » 10 maggio 2016, 5:21

In Moldova la musica popolare o etnica ha un grande seguito di appassionati, è la musica della tradizione, del villaggio natio, della vita semplice di campagna, dei sentimenti. Sono un sincero estimatore della musica popolare che è forse l’espressione più vera dell'anima dei moldavi, una musica allegra, coinvolgente. Quando posso vado volentieri al Palatul National per assistere ai concerti, ho assistito a molti spettacoli di musica popolare con artisti in cartellone tutti di chiara fama: Zinaida Julia, Nicolae Glib, Valentina Cojocaru, Mihai Ciobanu, tanto per citarne alcuni, artisti che da molti anni sono autentici beniamini del pubblico, le loro melodie allietano le feste e le cerimonie di molti appassionati. Mi piace la proverbiale simpatia di Nicolae Glib con la sua inseparabile caciula, con il suo modo di cantare semplice e schietto, che dire poi della prorompente vitalità di Zinaida Julia, autentica signora della musica popolare moldava, con le sue interpretazioni trascinanti e allegre che scalda e coinvolge tutti i spettatori. I concerti sono un susseguirsi di canzoni e balli tipici della tradizione mirabilmente interpretati dall'"Ansamblu de dansuri populare Fluieras ", un gruppo di danzatori che interpretano le melodie splendidamente eseguite dall'Orchestra "Lautari" di Nicolae Botgros, musicista insigne e guida per tutti gli interpreti

Ricordo un concerto qualche anno fa quando ascoltai per la prima volta "Casa parinteasca nu se vinde", una canzone triste che evoca momenti drammatici della vita dei moldavi. Uno dei momenti più toccanti del concerto fu quando fece il suo ingresso sul palcoscenico Mihai Ciobanu, cantante noto e amato per la sua voce dolce e melodiosa, tutti si aspettavano da lui la canzone che lo ha reso celebre: " Casa parinteasca nu se vinde ", la casa di famiglia non si vende. I versi di questa canzone sono stati scritti da Grigore Vieru, grande poeta moldavo. Il testo di questa melodia tocca l'animo sensibile dei moldavi, parla della casa del villaggio dove si è nati, dell'amore verso i propri genitori, quei genitori che non ci sono più ma che rimangono per sempre nei cuori dei figli.

L'orchestra attaccò le prime note, era la canzone che tutti aspettavano, la sala ammutolì, il brusio cessò. Mihai Ciobanu attaccò le prime strofe:

"Casa parinteasca nu se vinde, nu se vinde tot ce este sfint" ...

"la casa dei genitori non si vende, non si vende tutto ciò che è santo"... e sottolineò queste prime strofe con gesti eloquenti della mano. Nella sala calò il silenzio, gli occhi si fecero lucidi, il cantante proseguì con la sua voce melodiosa lacerando gli animi, il pubblico era visibilmente commosso, nella sala aleggiava lo spirito dei genitori ormai defunti. Molti spettatori avevano i volti rigati dalle lacrime, piangevano senza ritegno, il cantante aveva toccato una ferita aperta, in molti sono stati costretti a vendere la "casa parinteasca", la vecchia casa dei genitori per necessità.

"Vremea e grea"..."i tempi sono difficili"... proseguì Ciobanu, per molti è stato proprio così,

"parinti sus...ce mai face casa lor...cine are grija de ia"... "i genitori morti da lassù si chiedono chi ha cura della loro casa"... quella casa piena di ricordi che adesso appartiene ad altri, venduta per denaro, per necessità. Anch'io venni coinvolto in quell'atmosfera di grande commozione, sentii una mano che mi stringeva lo stomaco.

La canzone giunse al termine, la musica cessò, nella sala scese il silenzio totale, poi, dopo un lunghissimo interminabile istante, un fragoroso applauso a scena aperta si sentì nella sala con tutti in piedi ad applaudire con i volti bagnati dalle lacrime.
- Bravo! Bravo! - Anch'io mi ritrovai in piedi ad applaudire, un applauso liberatorio.
Mihai Ciobanu si avvicinò al proscenio si inchinò e ringraziò, molti spettatori salirono la scaletta per portare dei fiori, il cantante li baciò uno ad uno:
- Bravo! Bravo! - la gente applaudiva e piangeva.
Ritornò la calma in sala, gli spettatori si sedettero ancora visibilmente scossi, riprese il brusio dei commenti, l'orchestra riprese a suonare. Un altro cantante fece il suo ingresso nel palcoscenico. Lo spettacolo proseguì, ma in tutti c'era ormai un velo di tristezza.
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