L'amore per la patria e lo shampoo

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L'amore per la patria e lo shampoo

Messaggioda nikita » 11 aprile 2017, 14:56

Non è raro in Moldova imbattersi in cartelli stradali recanti la scritta: “ La Moldova è il tuo paese”. A un osservatore straniero può sembrare una stramberia, un paradosso, si chiede disorientato se c'è bisogno di annunciarlo con i cartelli stradali! L'annuncio riportato sul cartello può sembrare ovvio, lapalissiano, fatta eccezione per i cittadini moldavi evidentemente! Se il governo del paese è arrivato a tanto ci deve pur essere un motivo. A quanto mi è dato sapere la Moldova è l'unico paese al mondo dove il governo in carica è costretto ad esporre cartelli pubblicitari con la scritta " La Moldova è il tuo paese"! Pubblicizzare cioè l'amor patrio come uno shampoo!
Di questi cartelli ne sono pieni la capitale e le strade principali del paese. Evidentemente i cittadini del paese delle dolci colline hanno qualche riluttanza, per non dire di peggio, a riconoscersi... cittadini moldavi. Lo ius soli, cioè l'acquisizione della cittadinanza di un paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori, non è molto praticato in Moldova, si preferisce lo ius sanguinis. Lo ius sanguinis è l'acquisizione della cittadinanza per trasmissione da padre a figlio. Ad esempio, padre cittadino russo o romeno, il figlio diventa automaticamente cittadino russo o romeno pur essendo nato e cresciuto in Moldova. I moldavi si sono inventati ogni sorta di espediente pur di non ammettere la realtà: di essere, loro malgrado, cittadini della Repubblica di Moldova.
Questo discorso filava liscio fino a qualche giorno fa quando, finalmente, dopo quattro anni, sono stati pubblicati i dati dell'ultimo censimento della popolazione. I dati hanno suscitato, manco a dirlo, esultanza e delusione a seconda di chi li interpreta. La parte politica che in questo momento va per la maggiore, dichiaratamente filo russa, esulta nell'apprendere che solo il 7% della popolazione si dichiara romena, mentre l'altra fazione, molto più risicata nei numeri, i cosiddetti “unionisti”, è precipitata nello sconforto e grida ai brogli. In Moldova è d'uso gridare ai brogli quando vengono resi pubblici i risultati di elezioni, inchieste, sondaggi di ogni tipo, finanche le percentuali di chi al mattino dopo essere andato di corpo si pulisce il deretano con la carta igienica o con un colpo di pistola.
Ma il dato che più ha gettato nella disperazione più nera il fior fiore di intellettuali moldavi è che il 75% della popolazione si è dichiarata, udite udite... moldava. Nell'apprendere la ferale notizia, una pletora di scrittori, giornalisti, storici, la creme de la creme della cultura del paese, ha visto andare in fumo decenni e decenni di conferenze, simposi, appelli, esortazioni, per spiegare al disorientato popolo moldavo che il problema più urgente da risolvere era stabilire la sua appartenenza etica. Il tormentone tanto in voga per “moldavi per caso” fino a qualche giorno fa era: “Noi suntem romani. Punct!” (Noi siamo romeni. Punto!). Una frase tranchant che non lasciava spazio ad altre opinioni! Più che una affermazione era un grido di dolore che veniva pronunciata gonfiando fieramente il petto ad ogni occasione pubblica da chi aveva trovato nel suo albero genealogico un nonno o un lontano parente vissuto all'epoca quando la Moldova faceva parte della Romania Mare.
Alla luce dei risultati appena pubblicati la frase da pronunciare dovrebbe essere un'altra: “Noi suntem romani. Dar...!” (Noi siamo romeni. Ma...), quel dar (ma) per precisare che le cose non sono poi così chiare e spiegare come mai il 75% della popolazione si dice di etnia moldava.
Stando sempre ai dati pubblicati, si evidenzia che neanche chi si è messo in fila negli anni scorsi fuori dell'ambasciata romena per avere il sospirato passaporto dei cugini non si è dichiarato fieramente romeno pur avendo tutti i documenti in regola! Una clamorosa sconfitta per chi trascorre la maggior parte del tempo nella sua villa sui monti Carpazi e fa una puntatina, di tanto in tanto, in Moldova per riscuotere la paga da deputato. Aveva ragione chi affermava che quei signori in fila fuori dell'Ambasciata sotto le intemperie non chiedevano il passaporto romeno per spirito di appartenenza etnica o perchè spinti da un afflato patriottico, ma perchè il documento permetteva loro di viaggiare in Europa per cercare lavoro.
Io credo che a questo punto, visti i risultati del censimento, si possono anche togliere quei strani cartelli e metterne altri: “In Moldova, nonostante tutto, il 75% della popolazione si dichiara moldava. Evviva!”.
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