Il viale degli italiani

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Il viale degli italiani

Messaggioda nikita » 20 marzo 2017, 7:01

Italiani smaniosi di investire i propri denari in Moldova non sono poi tanti, sono troppi i problemi da risolvere. Di questi problemi ne abbiamo parlato fino alla consunzione. Ma qualcuno con una chiara predisposizione al martirio insiste. Mi riferisco principalmente a chi intende investire i propri denari nel settore della ristorazione o della alimentazione in generale. La lista di italiani che si sono avventurati nell'ardua impresa è lunga, i reduci sono pochi e portano ancora i segni delle ferite. Molti sono stati costretti a desistere dopo aver lasciato sul campo di battaglia denari e un bel pezzo di fegato.
Nel parco centrale di Chisinau c'è “Aleea Clasicilor”, un viale dove campeggiano i busti bronzei di 28 grandi artisti della cultura moldava. Nello stesso parco c'è un vialetto seminascosto coperto dalle erbacce dove sono allineati i busti bronzei degli italiani che hanno investito i propri denari in ristoranti e pizzerie e si sono immolati per tenere alto il prestigio della gastronomia del bel paese. E' “Aleea italienilor”, il vialetto degli italiani. Non sono 28, forse qualcuno in meno. Alcuni di loro ho avuto il piacere di conoscerli personalmente. Ogni anno una delegazione di italiani depone pizze e piatti di pasta ai piedi delle statue e declamano sonetti e madrigali per ricordarli. I motivi dell'insuccesso sono tanti, noti a chi da decenni calca i maciappiedi sconnessi della capitale. Provo ad elencarne qualcuno.
Di consumatori moldavi disposti a pagare un piatto di pasta 100 lei (5-6 euro), amanti della buona cucina, appassionati gourmet, ce ne sono davvero pochi: qualche giovane disposto a spendere la paghetta di “mamica e taticu care lucres in strainatate” e qualche milionario locale in vena di pazzie. I clienti italiani sono ancora meno. Quanti sono gli italiani presenti nella capitale che la sera escono per mangiare una pizza o un piatto di pasta? Pochi davvero, si aggirano la sera per i viali deserti della capitale sfiancati dalle notti insonni fra le coltri in compagnia di donne dai cromosomi seberiani desiderosi di recuperare energie mangiando un piatto di pasta.
E' stato ormai assodato che i moldavi per loro tradizione e cultura non amano cenare o pranzare fuori casa, lo fanno solo nelle feste comandate come compleanni, matrimoni, funerali, etc. La famiglia media moldava ha altre priorità di natura economica che non uscire il sabato a trascorrere una serata in trattoria. I salari sono da fame e a nessuno viene in mente di spendere 400-500 lei (25-30 euro) per gustare un piatto di spaghetti con tutta la famiglia. Arrotolare spaghetti intorno a una forchetta per i moldavi è un gioco, un esercizio di alta manualità, non un rito come per noi italiani. Quindi, tenendo conto delle considerazioni di cui sopra, la mia modesta opinione è che a Chisinau ci sono fin troppi locali “italiani” in rapporto al numero di potenziali clienti. Locali che lottano strenuamente ogni giorno contro lo strapotere della zuppetta! Ovviamente questa è la mia opinione in data odierna. Fra qualche anno forse sarà diverso.
Gli imprenditori italiani che hanno aperto ristoranti o pizzerie a Chisinau sono sicuramente dei “capitani coraggiosi”, come quelli nel romanzo di Kipling, eroici “capitani” che con totale sprezzo del pericolo hanno investito denari per somministrare pizze e pasta a clienti poco avvezzi a sperimentare nuove esperienza culinarie. Il rischio per questi “cuori impavidi” è altissimo, le probabilità di successo sono scarse. Senza contare poi, una volta aperto il locale, il dover soddisfare le “richieste” di funzionari statali che con frequenza dioturna ti fanno visita per trovarti qualche irregolarità nei documenti e pretendere i “banutz”, i “dinghi”, per chiudere un occhio.
In fine bisogna sottolineare che i moldavi intendono il convivio non come un termine aulico che sta ad indicare un banchetto per gustare pietanze ma un incontro fra amici per bere vino o altre bevande alcoliche. Basterebbe questo per scoraggiare qualsiasi "cuore impavido".
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