Il prezioso voto di Dorin

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Il prezioso voto di Dorin

Messaggioda nikita » 12 agosto 2013, 5:55

C’è una strana storiella che gira in Moldova, non so se è un mito, una leggenda o si fonda su un fatto realmente accaduto, io ve la racconto, poi tirate voi le conclusioni.
In certi ambienti si racconta che alle elezioni politiche che si celebrano ogni quattro anni, votano anche i morti. E' una vecchia storia che si racconta perlopiù dopo le elezioni da parte di qualcuno che non ha gradito il risultato delle urne. Questo aneddoto surreale prende lo spunto da ciò che sembra sia accaduto in un piccolo sperduto villaggio, una storiella che ancora raccontano i vecchi soprattutto dopo aver bevuto qualche bicchierino in più di samagonca.
Dorin Papuc era morto da ormai diversi anni, lo seppellirono il 25 Marzo 1950 nel piccolo cimitero del suo piccolo villaggio. Ricorda molto bene quel giorno Dorin: il pianto dei parenti, il profumo delle colive, le pomane, la tipica agitazione in casa di chi si accinge a seppellire un morto. Dorin morì un giorno di primavera dopo una lunga malattia, in fondo, a pensarci bene, fu quasi una liberazione per lui, aveva sofferto troppo per la sua incurabile malattia e per anni sapeva di vivere con un piede nella tomba. Ora, finalmente, ce li metteva tutti e due!
Dorin quindi riposava tranquillo in una bara da alcuni anni ormai ed aveva acquisito quella che si chiamava la pace eterna. Da morto non aveva nulla di che lamentarsi, ogni anno sua moglie, ancora in vita, non mancava di andarlo a visitare nel giorno dei morti per portagli un bel piatto di sarmal, il suo piatto preferito, un boccale di vino e qualche pasticcino. Lui si godeva, seppur da morto, la festicciola che si svolgeva sopra le sue spoglie. Dorin era davvero appagato: da morto aveva tutto quello che gli serviva!
Finchè, un bel giorno, o un brutto giorno, fate voi, sentì uno strano ed inusuale tramestio sopra la sua sepoltura, degli insoliti rumori, ebbe l'impressione che qualcuno rimuovesse la terra sopra la sua bara. “Accidenti! Qualcuno stava scavando! Cosa diavolo succede!” pensò allarmato il morto ma anche incuriosito.
Poco dopo sentì uno strano scricchiolio, dei colpi attutiti, stavano per aprire la sua bara. Un fascio di luce accecante colpì in pieno viso il povero Dorin, avevano buttato da parte il coperchio:
- Che diavolo state facendo! - esclamò lui visibilmente contrariato – Non vedete che sono morto!? Vide delle facce che si sporgevano verso di lui, si rese conto che qualcuno lo stava afferrando per una manica per tirarlo fuori fuori.
- Accidenti a voi! Ma che diavolo...! - Dorin era furente
Dorin, si mise in piedi sorretto da un paia di braccia, si stropicciò gli occhi abbacinati dalla luce del sole, si diede una spazzolata ai vestiti: stentava a reggersi in piedi sulle gambe anchilosate. Lo sconosciuto che lo aveva tirato fuori gli disse ridacchiando:
- Dorin Papuc, ci siamo ricordati di te, il Partito ha bisogno di te!
Dorin era a dir poco stralunato e sconvolto, si guardò intorno e vide diverse persone che scavavano per tirar fuori dalle bare altri morti, una scena macabra che aveva dell'incredibile! Lo sconosciuto proseguì:
- Dorin, oggi in tutto il paese ci sono le votazioni, si vota per rinnovare il Parlamento ed il partito ha bisogno di te, del tuo aiuto, abbiamo controllato le liste degli iscritti ed è saltato fuori il tuo nome, oggi devi andare a votare caro mio.
- Ma come diavolo posso andare a votare se sono morto! - replicò sconcertato il povero Dorin.
Lo sconosciuto rispose ridacchiando:
- Certo che sei morto, ma non per il Partito, oggi abbiamo bisogno anche di voi morti, tu non vorrai mica rifiutare un piccolo aiuto al Partito che ti ha sempre sostenuto ed aiutato da vivo spero.
Mentre discutevano lo sconosciuto lo afferrò per un braccio e lo accompagnò verso l’uscita del cimitero. Il povero Dorin non aveva molta forza per resistere, non restava altro da fare che seguire il suo interlocutore. Si formò così una lunga fila di “elettori” davvero bizzarra: tutti smagriti, con l’incarnato pallido, agghindati con dei vestiti troppo larghi e con le scarpe stranamente lucide. Una lunga fila di zombi elettori!
- Ma se mi vede qualcuno? - chiese Dorin piagnucolando.
- Nessuno può vederti, sei morto, solo noi del Partito possiamo vederti - rispose lo sconosciuto con il piglio sicuro di chi la sa lunga.
Così la macabra carovana attraversò tutto il paese, i vecchi compaesani, tutti impegnati nelle loro attività, sembravano non notare quella triste brigata. Dorin uscì dalla fila e chiamarò
qualche suo vecchio amico:
- Gheorghe!Vasile!! Ionel!! - nessuno rispose, nessuno poteva vederlo.
Era inesorabilmente morto, anche se, per un momento, aveva sperato in una…breve resurrezione.
Quella strana comitiva giunse davanti al seggio elettorale dove c’era già una lunga fila di gente in attesa di votare, Dorin e gli altri si misero correttamente in fila.
- Che diavolo fate? Vi mettete in fila? Siete morti accidenti! Lo volete capire! - li apostrofò inviperito uno dei becchini che li aveva tirati fuori dai loculi qualche minuto prima - Potete passare d’avanti a tutti, è un privilegio di voi morti! - proseguì ridacchiando il becchino.
Dorin, pur con qualche imbarazzo, risalì la fila e giunse sulla porta del seggio, come per incanto nella sua mano apparve il suo passaporto da vivo con tanto di fotografia. Quando arrivò il suo turno per votare, lo sconosciuto gli fece l’occhiolino, ammiccò verso la cabina elettorale, un cenno eloquente come per dire: “Sai cosa fare”.
Dorin entrò in cabina e mise il suo bel timbro sul simbolo del Partito. Tutti i morti, ovviamente, votarono allo stesso modo. All’uscita del seggio si riformò la strana carovana e si riavviarono così verso il cimitero.
Giunto davanti alla sua buca scavata di fresco, Dorin disse piagnucolando:
- Non vorrete certo che io ritorni nel mondo dei morti come se niente fosse dopo quello che ho fatto per il Partito? Non merito una ricompensa?.
- Ha…ha…ha - rise divertito il becchino - sei morto, non servi più a nessuno, se non ci fosse il partito chi mai si ricorderebbe di te!?
- Forse hai ragione - rispose sconsolato Dorin - se non altro noi morti serviremo ancora fra quattro anni, vi ricorderete di noi e verrete di nuovo a tirarci fuori.
Si sdraiò nella bara rincuorato e pensò:
“Quattro anni passano in fretta per un morto!”.
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