Cronaca di un giorno d'estate

Moderatore: Nikita

Cronaca di un giorno d'estate

Messaggioda nikita » 2 luglio 2016, 6:02

E’ una bella giornata estiva, io e mia moglie decidiamo di fare una passeggiata in centro. Di tanto in tanto facciamo una puntatina in città anche se preferiamo i viali alberati del nostro quartiere.

Usciamo sul pianerottolo e chiamiamo l’ascensore, sentiamo quel classico sferragliare che ci annuncia il suo arrivo. Entriamo e ci pervade subito quella fresca fragranza di lavanda che si avverte negli ascensori di epoca sovietica. Dall’alto una musica gradevole ci accompagna nel breve percorso per renderlo più piacevole, è la classica “Katiusha” cantata dal coro dell’Armata Rossa. Il rumore di ferraglia e la musica che l’accompagna ci mette di buonumore.

Scesi nell’androne lindo e luminoso troviamo “totia” Ana, la donna delle pulizie:
– Buongiorno signori! Permettete… – ci aspettava la gentile signora con un bouquet di fiorellini di campo – Stamane mi sono svegliata presto e ho pensato di fare un piccolo presente a tutti i condomini – proseguì con un largo sorriso sulle labbra.
– Ma signora non doveva…ogni mattina questi omaggi floreali…grazie…è molto gentile.
– Li prenda signora, per me è un piacere! – ribatte la dolce “totia” Ana, faceva le pulizie nel condominio per passare il tempo, in realtà non ne aveva bisogno, la sua pensione di cinquecento lei le permetteva una vita più che agiata. Salutiamo e ci avviamo verso Bd. Moscova per prendere la rutiera n°127. Imbocchiamo str. Miron Costin e ci soffermiamo ad ascoltare gli uccelli che cinguettano sugli alberi e gli scoiattoli che si rincorrono fra i rami dei sicomori. Nell’aria si avverte quell’aria festosa e spensierata tipica delle città moldave, tutti ci salutano con un caloroso “buna ziua”. Anche le commesse a duemila lei al mese dei chioschi che incontriamo per strada ci salutano allegramente:
– Heilà! Buongiorno!
– Buongiorno!
Qualcuna di loro, sapendo che sono italiano, mi canticchia qualche melodia famosa del bel paese. Noi per non essere da meno intoniamo “Hai noroc si la multi ani!” Ci lasciamo con rammarico alle spalle quell’aria di vita gaia e spesierata.
Dopo pochi minuti d’attesa arriva la rutiera. Saliamo e paghiamo la corsa a un tale che era in equilibrio precario accanto a noi, penserà lui a pagare. Sulle rutiere è tassativamente proibito pagare direttamente all’autista, bisogna consegnare i sodi della corsa a un passeggero a caso, penserà lui a trasmettere i soldi all’autista. E’ un metodo di pagamento originale allo studio in diversi paesi europei. Avanziamo barcollando in mezzo alla calca di passeggeri, eravamo pigiati come in una scatola di sardine. Due ragazzi, non appena ci vedono, si alzano di scatto per cederci i loro posti a sedere. Ci sediamo ringraziando, è sempre bello vedere queste “gare” di solidarietà sulle rutiere moldave!
Il viaggio procede con rilento dai finestrini notiamo che il traffico è più caotico del solito. Chiediamo a un passeggero il motivo, lui ci dice che in quel giorno era stata indetta la giornata europea del sorpasso a sinistra in tutto il territorio nazionale, comprensibile quindi il disagio degli automobilisti moldavi abituati da decenni a sorpassare a destra.

Scendiamo all’altezza della str. Berlusconi, strada intitolata all’ex cavaliere quando hanno saputo qui in Moldova che è un caro amico di Putin. Decidiamo di far visita a parinte Pavel, un prete ortodosso che aveva attivato una mensa per italiani indigenti. Il buon “parinte” distribuiva ogni giorno centianaia di pasti caldi agli italiani che per un motivo o un altro si trovavano in difficoltà economiche. Aveva fondato alcuni anni prima, aiutato da alcune dame di carità mogli di politici di primo piano, una sorta di Caritas moldava per assistere italiani indigenti.
Entriamo nei locali della Caritas e salutiamo parinte Pavel. Era indaffarato a preparare la sala per il pranzo aiutato da tre ragazzi moldavi con l’hobby del volontariato.

– Stiamo preparando la zuppa per oggi – ci comunica il prete appena ci vede – ne volete un po’?

Non rifiutiamo mai un bel piatto di zuppa alle 11.00 di mattina! Ci accomodiamo sulle panche spartane e ci gustiamo insieme la colazione. Macchè cappuccino alla “Creme de la creme”, vuoi mettere un bel piatto di zuppa calda alle 11.00 di mattina!

Ci affacciamo in cucina e notiamo le mogli di famosi politici che pelavano patate e tagliuzzavano verdure per preparare la zuppa, tutte munite di cuffiette multicolori, dedicavano qualche ora del loro prezioso tempo in opere di carità.

Dopo una breve passeggiata in centro ritorniamo verso casa sempre in rutiera. Questa volta era quasi vuota e mi offro di fare da bigliettaio per dare una mano all’autista. Sulle rutiere di Chisinau se hai la fortuna di sederti sul sedile dietro all’autista sei nominato d’imperio suo bigliettaio.
Rientriamo in casa e mia moglie tira fuori dal frigorifero un pentolone di zuppa preparata cinque giorni prima. Due mestoli a testa, due fette di pane, il pentolino sul fuoco a riscaldare, e il pranzo è servito! Ma…sì, basta con la solita pasta! Aspettare che l’acqua bolle, cuocere la pasta, preparare il sugo! Tempo sprecato. Meglio una bella scodella di zuppa riscaldata e in due minuti si è in tavola!

Decidiamo nel pomeriggio di fare una visita a mia suocera che vive in un villaggio a 100 Km dalla capitale. Con la nostra auto questa volta. Strada liscia e scorrevole, dopo un paio di ore arriviamo alle porte del ridente e ameno villaggio. All’ingresso del paese ti colpisce subito il gran numero di villette a schiera monofamiliari costruite dal passato regime sovietico: i russi costruivano le abitazioni dei contadini kolkoziani senza badare a spese, con prati ben curati e vialetti per parcheggiare le auto. Imbocchiamo la stradina sterrata intitolata a Juri Gagarin dov’era la villa di mia suocera. Scendiamo dall’auto e suoniamo il campanello. Nessun segno di vita, la casa era vuota, si udiva solo il latrato di due doberman che facevano la guardia. Dopo una telefonata ecco arrivare mia suocera a bordo della sua Smart. Era furibonda.
– Ma che diavolo! Non potevate avvisarmi, lo sapete che tutti i giovedì vado a giocare a burraco al club con le amiche!
– Ci spiace Irina Ivanovna, non potete rimandare a domani il burraco con le amiche? – ribattei timidamente.
– Macchè! Domani vado in palestra… e dopodomani vado a teatro per assistere al balletto “Il lago dei cigni”! Sapete bene che quando venite mi dovete avvisare almeno un giorno prima, ho diversi impegni. Comunque, ora siete qui, sarete stanchi, ora vi preparo un bagno caldo nella jacuzzi con idromassaggio. O preferite la sauna?
– Grazie Irina Ivanovna, la jacuzzi va benissimo.
Entriamo in casa, ci spogliamo e ci immergiamo nella vasca profumata con i nostri sali da bagno preferiti alla menta piperita. Dopo un bagno ristoratore di completo relax usciamo dalla vasca, indossiamo gli accappatoi e ci dirigiamo affamati verso la cucina. Mia suocera non ci aspettava e quindi non aveva preparato niente. Poco male, c’era sempre la rosticceria take away del villaggio ben fornito.
– Ragazzi, faccio un salto alla “culinarie” per comprare qualcosa di pronto, non ho voglia di mettermi a cucinare, voi intanto preparate la tavola.
Dopo mangiato vado a fare un pisolino nella dependance della villa mentre madre e figlia fanno due chiacchiere. Verso sera riprendiamo la strada verso casa.

Qualche chilometro prima di arrivare in città scorgiamo in lontananza i bagliori dei fuochi d’artificio degli abitanti della capitale che festeggiavano il compleanno. I fuochi disegnavano nel cielo bellissime figure luminose, ci fermiamo a bordo strada per ammirare lo spettacolo.

Tornati in città, parcheggiamo la nostra auto e chiamiamo l’ascensore. Nelle ore serali la musica che si diffonde nell’ascensore è diversa da quella del mattino, è “Mezzanotte a Mosca”, più in tono con l’ambiente circostante. Ma a dire il vero preferisco la musichetta del mattino “katiusha” è più allegra, i russi, pur badando al sodo ed evitando inutili frivolezze, avevano messo a bella posta una musica più gaudiosa al mattino per gli operai che si svegliavano all’alba per lavorare nelle fabbriche.

Ci corichiamo stanchi pensando al nostro programma per l’indomani.
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