C'è del marcio in Moldova

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C'è del marcio in Moldova

Messaggioda nikita » 19 giugno 2014, 7:37

SCENA IV - Chisinau, Piazza Mare Adunare Nazionale. Notte.
Entrano PASQUALE, ORAZIO e MARCELLO
PASQUALE - L’aria morde maligna. Fa assai freddo.
ORAZIO - Sì, un freddo cane.
PASQUALE - Che ora è?
ORAZIO - La mezzanotte, credo.
MARCELLO - È già suonata.
ORAZIO - Ah, sì? Non l’ho sentita. Allora siamo vicini al momento in cui lo spirito usa passare.
(Si odono due squilli di tromba e due colpi di cannone)
Che significa questo, mio signore?
PASQUALE - Che gli italiani vegliano e fanno baldoria, tracannano coppe di vino, trombano e ballano la tarantella nelle discoteche. E mentre mandano giù nel gargarozzo le sorsate di vino di Purcari, il mandolino e la tromba accompagnano le libagioni.
ORAZIO - È un’usanza?
PASQUALE - Un’usanza, sì, purtroppo; una di quelle usanze che, a mio genio, da quando mi trovo in questa terra e vi sia stato avvezzo da molto tempo, sempre ho pensato fosse più decente far cessare queste pratiche. Queste sfrenate, rozze gozzoviglie fanno di noi la favola e il ludibrio dei moldavi. Ci chiamano trombatori e porci, macchiano di brutti appellativi il nostro nome e, per la verità, c’è di che sminuir le nostre imprese, pur se condotte nel modo migliore, ledendoci nel nerbo e nel midollo della reputazione. Ed è così che uomini di pregio, a cagione di un vizio di natura, che si sono portati dalla nascita e del quale non hanno alcuna colpa, poiché natura non fa distinzione d’origine. Così, dico, che in questi individui, segnati dell’impronta di un difetto o da natura o da maligna stella, tutte le altre loro buone qualità, per pure e limpide che possano essere fino all’estremo della perfezione, appaiono corrotte agli occhi altrui per colpa di quell’unico difetto. Insomma, basta un briciolo di male ad infettare della sua bassezza tutta la nobile essenza.
Entra lo SPETTRO
ORAZIO - Oh, guardate, signore, eccolo, viene!
PASQUALE - O angeli e ministri della grazia, difendeteci voi! Spirito buono o diavolo dannato che tu sia, o che porti tu con te aure del cielo o lezzi dell’inferno, sian buone o male le intenzione tue, tu vieni in tale dubitosa forma, ch’io ti voglio parlare... E mi rivolgerò a te come italiano... Oh, dammi una risposta! Parla. Che cosa vuoi che noi facciamo per redimerci agli occhi dei moldavi?
(Lo spettro fa cenno ad Pasquale di avvicinarsi a lui)
ORAZIO - Ecco, vi accenna d’andar con lui, come a volervi parlare da solo.
MARCELLO - E guardate con che amorevole gesto v’invita ad appartarvi insieme a lui! Ma non ci andate.
ORAZIO - No, assolutamente.
PASQUALE - Perché? Che cosa c’è da aver paura... Mi fa cenno. Io vado.
ORAZIO - E se dovesse trascinarvi verso la redenzione, mio signore, e poi, là giunto, sospingervi verso la follia? Pensateci.
PASQUALE - Insiste ad accennarmi di seguirlo. (Rivolgendosi allo spettro) Va’ pure avanti, ti raggiungerò.
MARCELLO - (Cercando di trattenerlo) No, amico mio, no!
PASQUALE - (Svincolandosi) Via quelle mani!
ORAZIO - Non lo seguite. Siate ragionevole.
PASQUALE - Il mio destino mi grida d’andare, e sento in me ogni fibra del corpo farsi sempre più dura e più tenace.
(Lo spettro fa un altro cenno con la mano)
Ecco, mi chiama ancora. Via, lasciatemi, o vivaddio, faccio di chi mi tiene un altro spettro!... Lasciatemi, dico!
(Allo spettro)
Va’ pure avanti, ch’io ti vengo dietro.
(Escono Pasquale e lo spettro)
ORAZIO - La fantasia lo fa farneticare.
MARCELLO - Stiamogli dietro. Non siamo tenuti davvero ad obbedirgli, in questo caso.
ORAZIO – Sì, seguiamolo. Come finirà?
MARCELLO – C'è qualcosa di marcio in Moldova
ORAZIO – Lo guidi il cielo
MARCELLO – Sì, però seguiamolo.
(Escono)
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