Anno nuovo, vecchi problemi

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Anno nuovo, vecchi problemi

Messaggioda nikita » 4 gennaio 2015, 19:24

Il 2014 appartiene ormai al passato, da pochi giorni il 2015 ha fatto il suo ingresso trionfale carico di speranze. Speranze e promesse. La solita solfa! Stando a quello che è successo in Moldova lo scorso anno il 2015 non induce a grande ottimismo. Anche lo scorso anno ci furono proclami, buoni propositi e promesse. Molte di quelle promesse sono state disattese. La situazione del paese è sempre molto difficile.
E’ notizia di questi giorni, peraltro non confermata, che otto villaggi segnati sulla carta geografica sono completamente spopolati. Nessun abitante, nemmeno uno. Almeno altri cinquanta sono abitati da pochissimi superstiti. Case abbandonate, proprietari emigrati. Molti villaggi sono popolati da pochi vecchi ormai con un piede nella fossa, sono stati abbandonati dai figli emigrati e sopravvivono con mille lei al mese, 60 euro. Centinaia di miglia di smemorati tornano al villaggio solo per qualche giorno ogni tre mesi non per riabbracciare i vecchi genitori ma per non trasgredire alla legge sull’immigrazione russa. In molti villaggi non c’è acqua potabile, non c’è gas per riscaldarsi, non c’è una farmacia fornita, non c’è assistenza sanitaria. Se un vecchio si sente male deve sperare nell’aiuto di qualche vicino con l’auto per raggiungere l’ospedale più vicino, se aspetta l’ambulanza è morto. I pochi giovani che per la sorte avversa non riescono ad emigrare bevono, affogano nell’alcool, si stordiscono con l’unica droga a buon mercato che riescono a fabbricare in casa. Cosa può fare un giovane in un villaggio? Aspetta la rimessa mensile dei genitori emigrati in Russia o in Europa.
I morti in Moldova sono molti di più dei nuovi nati. Il paese ha cinquecento mila abitanti meno di dieci anni fa. E’ una tragedia demografica di proporzioni catastrofiche! Le scuole chiudono per mancanza di alunni. Le insegnanti preferiscono fare le badanti in Italia, guadagnano dieci volte di più del magro salario da docente. I giovani si ingegnano come fare per partire, andar via.
La gente moldava parte, abbandona il paese in cerca di fortuna all’estero. Le stazioni degli autobus, i treni, gli aerei, sono pieni di disperati costretti ad emigrare per affrancarsi dalla povertà. Un milione di moldavi, secondo stime approssimative, ha abbandonato il paese negli ultimi quindici anni, il 30% della forza lavoro, un esercito di disperati costretti ai lavori più umili pur di dare un futuro ai propri figlioli.
Nel 2014 i migranti hanno inviato in patria un miliardo e trecento milioni di euro. Tutto il paese vive e sopravvive con questi denari. Gli emigranti sono il petrolio della Moldova! Un fiume di denaro fresco che si riversa nel paese che va ad arricchire una piccola minoranza di approfittatori, grassatori, faccendieri, contrabbandieri, monopolisti, mazzettari, delinquenti, furfanti, mascalzoni. La corruzione imperversa a tutti i livelli e si alimenta con gli euro e i dollari dei migranti.
In questo quadro a tinte fosche si intravede in lontananza una luce, piccola, un flebile lumicino: la speranza che fra dieci-quindici anni il paese possa aderire all’UE. Ma basterà? Il paese risolverà nel frattempo i suoi problemi? Come sarà la Moldova fra dieci anni? Esisterà ancora?
I migranti moldavi sono i primi ad aggrapparsi all’esile speranza di poter tornare un giorno a casa. Se non sarà diventata una landa desolata abitata da pochi superstiti.
Chiudo questo mio intervento con una frase famosa di Antonio Gramsci che descrive perfettamente la situazione moldava:
“Il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà”.
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