Accidenti a Tano Cariddi!

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Accidenti a Tano Cariddi!

Messaggioda nikita » 6 marzo 2014, 14:45

Cosa pensano i moldavi degli italiani? Ci apprezzano o hanno qualche riserva sugli abitanti del bel paese? Tanto per cominciare, io dividerei il popolo moldavo in due grandi categorie: gli ultra cinquantenni e i giovani. Veramente le categorie dovrebbero essere tre: gli ultra cinquantenni, i giovani e la...categoria di mezzo. Qualcuno vede in giro moldavi che hanno dai trenta ai cinquant'anni? Io ne vedo pochi. Dove sono? Boh!
Ma torniamo a noi, le due categorie, a mio modesto parere, hanno idee diverse sugli italiani.
Gli ultra cinquantenni moldavi hanno qualche perplessità sul popolo del bel paese, ci guardano con malcelato sospetto. Perchè mai? Colpa di Tano Cariddi.
Negli anni 70-80 ha avuto un grande successo di audience in tutto l'est europeo il serial italiano “La Piovra” dove il Commissario Cattani era alle prese con il mafioso cattivo Tano Cariddi. I moldavi, gli azerbagiani, i kazaki, i russi, erano incollati alla TV e non si perdevano una puntata del polpettone ben confezionato della saga di Cattani, il buono, contro il mafioso Tano Cariddi. Il serial televisivo trasmetteva ai telespettatori moldavi un messaggio sub liminale, un condizionamento inconscio, che poi, parliamoci chiaro, non era proprio...inconscio: il Cattani, e pochi altri suoi collaboratori, erano i pochi "buoni" in circolazione nel bel paese e combattevano una guerra impari contro milioni di mafiosi che tiranneggiavano e imperversavano nell'intero stivale. Il risultato fu che molte donne dell'est si innamorarono del bel Michele Placido e a tutti venne spontaneo e naturale la sciagurata equazione: Tano Cariddi = Italiani.
Tano Cariddi, agli occhi del telespettatore moldavo, rappresentava lo stereotipo dell'italiano medio: donnaiolo, mascalzone, inaffidabile, propenso al crimine, mafioso in una parola. L'idea piaceva, seduceva molti. I moldavi all'epoca non avevano la possibilità di viaggiare in occidente e quindi erano costretti, loro malgrado, a fantasticare, a tirare a indovinare, pochissimi conoscevano gli italiani “de visu”, il serial “La Piovra” contribuì non poco alla diffusione di una immagine stereotipata e distorta del popolo italico. Oggi, i moldavi di una certa età, hanno aggiunto al planetario luogo comune “italiani mafiosi”, anche quello più attuale “italiani gladiatori, pizzaioli, pittori, mandolinisti, tenori, playboy”.
All'inizio della mia relazione con quella santa donna di mia moglie ho dovuto faticare non poco per convincerla che non ero mafioso e che mi guadagnavo da vivere facendo l'insegnante. Non vi dico poi quando scoprì che ero stonato come un rutto e non avevo tre-quattro amanti! La delusione per lei fu cocente, gli anni spesi a guardare la TV di regime risultarono inutili, era tutto un mondo che le crollava addosso!
Si salvano dai luoghi comuni del tipo “mafia, donne e macarone” le giovani generazioni, all'epoca della “Piovra” non erano ancora nati. I giovani moldavi non sono stati condizionati dalla tragica equazione di cui sopra, sono cresciuti immuni dal lavaggio al cervello che si praticava ai tempi dell'URSS quando la propaganda diffondeva l'idea che nei paesi “sovietici” si viveva in una sorta di paradiso terrestre, Adamo ed Eva avevano la tessera del CCCP e tutti i paesi occidentali, Italia compresa, erano luoghi di perdizione e abominio.
Gli uomini/donne di cultura, la cosiddetta “intellighenzia” moldava, hanno tutti invece una grande ammirazione-stima per gli italiani, hanno conservato, bontà loro, un'idea romantica dell'Italia culla della cultura e della storia. Ci stimano per la storia passata ma non per quella recente. In Moldova gli italiani vivono di rendita, grazie a quello che erano ma non per quello che sono.
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