Le relazioni dell'Italia fascista con il Regno di Romania

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Le relazioni dell'Italia fascista con il Regno di Romania

Messaggioda Alfredo Ferrari » 7 febbraio 2013, 16:05

Nei primi anni Venti, buona parte dei rapporti diplomatici italo-rumeni furono condizionati dalla questione relativa all'annessione della Bessarabia (l'attuale Repubblica Moldova) da parte della Romania.
La Bessarabia, occupata dalle truppe di Bucarest alla fine della prima guerra mondiale, era rivendicata dall'Urss, ma già nell'ottobre 1920 Italia, Francia e Gran Bretagna avevano riconosciuto de jure l'annessione; riconoscimento che doveva essere ratificato per diventare effettivo.
Mentre Francia e Gran Bretagna avevano provveduto in tempi brevi, l'Italia ritardava, da un lato per timore di guastarsi i rapporti con l'Urss, da cui acquistava ingenti quantità di derrate alimentari, dall'altro nel tentativo di mercanteggiare con Bucarest per ottenere agevolazioni per lo sfruttamento dei nuovi giacimenti petroliferi rumeni e un trattamento preferenziale per i detentori italiani di buoni del tesoro rumeni, recentemente consolidati.
In virtu’ di tutto cio’ non se ne fece nulla fino all’avvento del Fascismo italiano.
Bratianu (l’allora Primo Ministro rumeno) aveva tentato fin dal febbraio 1923 di coinvolgere Benito Mussolini in un fronte antisovietico: aveva infatti scritto al suo Ambasciatore in Italia (in carica dal 1917 al 1928) Alexandru Lahovary che “lo sviluppo della questione d'Oriente ci impone di considerare la possibilità di una offensiva bolscevica contro di noi” [nota del: Ministerul afacerilor externe. Serviciul arhivelor, Bucuresti, dos. 71/Italia, vol. 61, f. 21, Bratianu a Lahovary, Bucarest, 18 febbraio 1923] .
Mussolini si era anche detto disponibile a fornire alla Romania materiale bellico, ma prima di tutto puntava a risolvere le pendenze di carattere economico-finanziario, in particolare la questione dei buoni del tesoro rumeni e quella dello sfruttamento dei giacimenti petroliferi: alla soluzione di tali problemi subordinava addirittura l'autorizzazione alla visita dei reali rumeni in Italia [nota del: Ministerul afacerilor externe. Serviciul arhivelor, Bucuresti, dos. 71/Italia, vol. 61, f. 139, Lahovary a Duca, Roma, 6 marzo 1924; ibid. , f. 205-208, Pro-memoria. Resumé de la conversation du 5 Septembre 1924 au Palais Chigi entre Monsieur Mussolini et Monsieur Constantinescu, Roma, 5 settembre 1924].
Mussolini continuava inoltre ad insistere perché tutte queste materie fossero incluse in un accordo commerciale fra i due paesi; in cambio, aveva spiegato il decano della diplomazia italiana Salvatore Contarini all’Ambasciatore Lahovary, l'Italia avrebbe ratificato l'annessione della Bessarabia.
A parere di Mussolini sarebbe stato preferibile un preventivo accordo con Mosca, cosa tuttavia ritenuta improbabile. Il contenzioso restava quindi aperto e Lahovary si rendeva pienamente conto che Mussolini voleva contrattare, in base al suo detto preferito “niente per niente” [nota del: Ministerul afacerilor externe. Serviciul arhivelor, Bucuresti, dos. 71/Italia, vol. 61, f. 258, Lahovary a Duca, Roma, 10 febbraio 1925].
A seguito del trattato di amicizia franco-rumeno del giugno 1926, che fra l'altro costituiva implicitamente una riconferma da parte francese del riconoscimento de jure dell'annessione bessarabica, Mussolini si decise a stringere i tempi per un simile trattato da parte italiana, temendo di vedere danneggiati gli interessi italiani in Romania.
Il patto di amicizia e collaborazione cordiale, firmato il 16 settembre 1926 a Roma da Mussolini e dal nuovo presidente del consiglio rumeno, il filo italiano Averescu, sembrò essere quindi il segnale di una disponibilità italiana alla definitiva soluzione della questione della Bessarabia, che fu poi effettivamente chiusa il 7 marzo 1927, con la ratifica del riconoscimento dell'annessione.
A voler rinsaldare ulteriormente il rapporto fra Italia e Romania, il Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio si recò a Chisinau nel novembre 1926 e nel dicembre 1927, rassicurando i rumeni sulla protezione italiana di fronte ai sovietici.
Così riferiva la diplomazia rumena a proposito del discorso tenuto da Badoglio durante l'incontro con il sindaco della città: “Affermando che il Dnestr (il fiume Nistru) costituisce la frontiera fra il mondo civilizzato e un'altra specie ostile a questa civilizzazione, qualsiasi forma abbia in un tale momento, il Maresciallo è tornato con ulteriore energia sull'unica sua preoccupazione: quella di metterci in guardia sul pericolo della Russia, che zarista o bolscevica non ha smesso per un attimo di essere imperialista, che non ha rinunciato e non rinuncerà ad aspirare alle province che ha dominato un tempo e che senza potere precisare al momento alcun obiettivo che sceglierà approfitterà della prima occasione per attaccare il punto che considererà più vulnerabile al suo confine occidentale”.
Nel suo fervore anticomunista, Badoglio rinnovò le garanzie che l'Italia avrebbe mantenuto tutti gli impegni riguardanti il materiale bellico necessario alla difesa della frontiera rumeno-sovietica sul Dnestr, nel caso di un attacco bolscevico [nota del: Ministerul afacerilor externe. Serviciul arhivelor, Bucuresti, dos. 71/Italia, vol. 62, f. 134-138, Iurascu a Lahovary, Roma, 29 dicembre 1927].
Il discorso della latinità, comune matrice di italiani e rumeni, impegnati inoltre entrambi nella lotta contro il bolscevismo, era evidentemente enfatizzato in questo periodo da entrambe le parti. Incontrando il 15 febbraio 1928 il nuovo Ambasciatore di Romania in Italia, Ghika, che lo stesso giorno aveva presentato le proprie credenziali al Quirinale, Mussolini affermò che la Romania rappresenta una forza latina allontanata e circondata da forze slave.

fonte parziale: http://www.storiaefuturo.com/it/numero_ ... ~1031.html

Il documento ufficiale dell'archivio storico della Camera dei Deputati con la ratifica del "Trattato di riconoscimento dell'annessione della Bessarabia" firmato da Benito Mussolini il 10.03.1927
http://archivio.camera.it/patrimonio/ar ... 0000001896

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